Il tartufo cibo afrodisiaco? Per l’arte senza dubbio

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Nonostante non esistano evidenze scientifiche relativamente alla sue fantomatiche proprietà afrodisiache, il mito della “trifula” capace di dispensare benefici straordinari sotto le lenzuola si trascina nel corso dei secoli.

Ovviamente la stessa arte e i suoi maggiori esponenti più sensibili alla passione ne hanno celebrato tale miracolose capacità, costruendoci attorno sapidi racconti o spergiurando di riportare fatti realmente accaduti, spesso aventi per protagonisti reeali del passato e non.

Tra questi lo scrittore e saggista iberico, ma anche gastronomo, Manuel Vázquez Montalbán, che nelle sue Ricette Immorali (Edizioni Feltrinelli, 2003), lo elegge ad arma invincibile per combinare matrimoni di alto livello, e come tale, ne parla come di un ingrediente immancabile a certi tavoli. E nello specifico, raccontando con pruriginoso e sarcastica brillantezza le vincende della casa reale britannica, commenta:

Ma si dice anche che qualche regina disperata, come Elisabetta II di Inghilterra,  si sia servita del purè di tartufi per maritare gli eredi più difficili.

Con il premio Grinzane Cavour 2000 a sostenere che la stessa Lady D fosse stata sottoposta a nutrite razioni di tartufo giunta al desco reale.

Rimanendo nell’universo della letteratura latina, neppure Isabelle Allende, convinta sostenitrice delle sue virtuù piccanti, risparmia fiumi di inchiostro per il tartufo, sostenendo, ad esempio, a proposito di Napoleone, che generò:

Il suo unico figlio dopo aver divorato un tacchino tartufato.

Un fascino tanto intenso, quella della scrittrice cilena, da farle scrivere che il suo sapore è il più decadente che si possa immaginare, mentre il suo profumo lo paragona alla:

…muscosità di un letto di un letto sfatto dopo un pomeriggio di amore ai tropici

Un tubero che, seppure da un punto di vista estetico non eccella per la bellezza ( lo definisce “il tubero più brutto al mondo”) è per lei “divinamente sensuale”.
E, a leggerne le pagine, non si tratta solo di un’esaltazione ideale, poichè la stessa Allende lo considera un fedele alleato delle sue notti più calde, definendolo:

Un afrodisiaco praticamente infallibile, che preparo dopo qualche scontro violento come una bandiera di tregua, che mi permette di fare la pace senza umiliarmi troppo. Al mio nemico basta annusarlo per cogliere il mesaggio

E un talismano dell’amore che la scritttrice sudamericana utilizza spesso, in un’occasione sotto forma di omelette ai tartufi decorata con del caviale rosso, anche se la Allende, visto il costo proibitivo dell’alimento tanto caro a principi e potenti, lo sostituisce con dell’olio d’oliva aromatizzato al tartufo bianco, ottenuto dalla lenta macerazione di olive nere nell’olio. Un espediente che, da quanto lei stessa racconta, le consente di fare breccia nel cuore della sua preda, ma non di ingannarla, visto che l’uomo le domanda:

…chiese sorpreso se quei pezzetti scuri erano tartufi e coem diavolo avevo fatto a trovarli…divorò l’omelette, guardandomi in tralice con un’espressione torbida che allora mi parse irresistibile

Discorrendo di celestiali passioni e sfinenti amplessi, impossibile non citare Casanova. Anche l’emblema del tombeur de femme, consacratosi ai piaceri della vita compreso con quelli del palato, non si sottrae all’aiuto del tartufo e, come riportato in Il tartufo ovvero il fungo di Afrodite (Edizioni Idealibri, 2000) lo utilizza, assieme a cacciagione, storione e osriche, nell’audace assalto ad una monaca.
O ancora trifula e il libertino veneziano si incontrano, questa volta in seno ad un’alcova parigina, ma sempre ovviamente con la presenza della consueta bellezza femminile

…mentre nella penombra di un piumino  rigonfio e un guanciale ricamato stanno in attesa  sotto un baldacchino  alla polacca tra tendaggi  di porpora, vengono servite su piatti d’argento omelettes al tartufo

E neppure la tradizione popolare non può che incensarne le straordinarie capacità di ridestare la virilità a letto, con uno stornello popolare che emblematicamente sottolinea:

Se venere vuoi risvegliare

– suggerisce un saggio maestro –

la sera prapara un tondo

di verde radicchio lessato

succo di porro condito

foglie di rucola fresche.

In luogo del sale

senàpis gagliarda

e zenzero, anche

ma un’ombra soltanto.

Se poi non ti basta,

lavi nel vino un tartufo

e con la cenere calda lo cuoci.

Delle proverbiali doti del tartufo ne parla anche Dumas nel suo Lettere sulla cucina ad un sedicente buongustaio napoletano, in seno al quale incensa i fremiti che nascono dopo aver gustato l’insalata di tartufi e  la zuppa di mandorle targate Mademoiselle Mars, mentre un certo Bartolomeo Platina, aio di casa Gonzaga, li colloca:

..nei pruriginosi banchetti di uomini ricchi e raffinatissimi che desiderano meglio essere preparati ai piaceri di Venere

Meno entusiastici, al contrario, le opinioni di Balzac e George Sand. Se il romanziere francese si limita, attenuandone grandemente i benefici, a sostenere che:

…può rendere le donne più tenere e gli uomini più amabili.

la sua conterranea, tra il serio e faceto, lo ribattezza come “patata magica“.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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