Come si sceglie il cane da tartufi

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Probabilmente la scelta del cane per un cercatore rappresenta uno dei compiti più delicati ed importanti, oggi ancor più di un tempo.
Parliamo di cane in quanto rappresenta l’unico “strumento” consentito (anche per legge, che ne disiplina anche l’utilizzo numerico) per la ricerca, merito del suo olfatto unico e della sua maggiore gestibilità (addestramento, custodia e trasporto). Infatti, come un tempo era consuetudine far uso dei maiali, sono anche altri gli animali, potenzialmente, a disporre di un odorato eccellente, ad esempio l’strice, la farfalla, l’orso il tasso o i già citati suini.
Inutile sottolineare come alcuni di questi non potrebbero mai essere usati.

Come nasce l’utilizzo del cane

Una volta erano molti, anche per evidenti ragioni economiche, i meticci utilizzati, spesso, nati da incroci difficili anche da identificare, ma animati da una gran voglia di imparare e un’assoluta fedeltà al padrone.
L’affermarsi della disciplina venatoria, con il passare degli anni, però, ha incentivato sempre più la scelta di esemplari di razza pura, inizialmente dotati di fiuto e di cerca ereditate dalla caccia.Laddove questi si accoppiavano con cani di altre razze, spesso, sorgeva il problema di liberarsi della cucciolata.
In questi casi, non di rado, veniva in aiuto un amico tartufaio, il quale ben presto si accorgeva dell’utilità di utilizzare ibridi, dotati delle peculiarità di entrambi i genitori. E così che anche nella ricerca del tartufo, con il passare degli anni, si sono individuati razze o commistioni più portate alla cerca rispetto ad altre, fermo restando che qualsiasi esemplare, se ben addestrato e soprattutto incline all’apprendere, può rappresentare un fedele alleato.
Quella della volontà della bestia, infatti, rappresenta un aspetto di primaria importanza. Non sono rari i casi, infatti, in cui dall’unione di due provetti cani da tartufi, la figliolanza, al contrario, appaia svogliata e non particolarmente capace o comunque non all’altezza del talento dei genitori.

La scelta del cane oggi

Attualmente sono numerosi gli allevamenti sorti al fine di creare esemplari particolarmente adatti alla cerca dei tartufi, spesso, come indicavamo, ottenendoli da accoppiamenti fra razze diverse, al fine di attribuire ai cuccioli le caratteristiche peculiari delle due diverse specie.
Non sono pochi, inoltre, gli allevatori che si occupano anche dell’addestramento dei cuccioli sin dai primi tempi, offrendo al compratore la possiilità di acquistare un cucciolone, a 7-8 mesi, già svezzato e attrezzato dei primi arnesi del lavoro. Ovviamente, in questi casi, l’animale si intende semplicemente “sgrossato” e spetta al compratore, attraverso un lungo e paziente lavoro di insegnamento, affinare la formazione dell’animale.
La scelta, ovviamente, dipenderà da tutta una serie di elementi da tenere in debita considerazione: tra questi, ad esempio, il tartufo da ricercare, luogo e clima della zona di ricerca, dal carattere di chi lo utilizzerà e dalle proprie abitudini e, aspetti non meno importanti, dallo spazio a disposizione per la vita dell’animale che dalla tipologia del mezzo a disposizione per il trasporto.
Fermo restando che difficilmente un provetto tartufaio si avvarrà della collaborazione di un solo animale, disponendo di più esemplari, da ruotare quando uno di essi si sia stancato dopo ore di ricerca. Inoltre, spesso, alcuni professionisti del tartufo addestrano alcuni alla ricerca di una particolare tipologia di tartufo, altri per la ricerca di altr

Tipologie di acquisto

Fondamentalmente quando si investe su un cane da tartufi, sono tre le possibilità che ci parano dinnanzi, ognuna con i propri pro e contro. Possiamo acquistare:

  • un cucciolo
  • un cucciolone già parzialmente addestrato
  • o un cane adulto

Vediamo sommariamente cosa cambia per ciascuna delle diverse scelte

Cucciolo:

In questo primo caso, evidentemente, il rapporto tra padrone e cane potrà ancora essere più stringente e spetterà integralmente al tartufaio occuparsi della preparazione del proprio esemplare.
Inutile sottolineare come diviene ancora più fondamentale la scelta dell’esemplare in seno alla cucciolata e, ancor più, la perfetta conoscenza della genia del cane.
Quando si tratta di razze pure, evidentemente non si tratta di un grande problema, visto che l’acquisto si accompagna ad una corposa documentazione a corredo dello stesso, ma abbiamo visto come si tenda, in molte occasioni, a dirottare la propria attenzione su incroci e, in questo caso, soprattutto quando compratore e venditore non si conoscono, il reperimento delle informazioni necessarie può risultare più difficile.
Una volta scelto il sesso del cucciolo ( elemento legato per lo più alle abitudini del padrone o alla sua volontà futura di produrre degli accoppiamenti, avendo già altri cani) sarà fondamentale l’osservazione della cucciolata, sapendo che il carattere dei suoi membri appare ben delineato sin dal primo mese. Più visite alla nidiata permetterà di valutare timidezza, audacia, intrapredenza dei cagnolini, anche se la lente ‘0ingrandimento andrà posta soprattutto, come non ci stancheremo mai di ripetere, sul fiuto.
Una piccola pezza contenente scaglie di tartufo o bagnata di un paio di gocce di olio tartufato sarà sufficiente per esaminare la predisposizione dei piccoli cercatori. Prima occorrerà farla annusare, per poi nasconderla sottovento a breve distanza, per vedere chi si dimostra più ricettivo al richiamo del suo odore.
Durante questo primo banale esame, non meno importante sarà seguire lo sguardo del cane, se glioocchi dell’animale appaiono vigili su quelli del tartufaio, se la bestia appare attenta alle sue indicazioni, con tutta probabilità saremo davanti ad un animale facile da addestrare.

Cucciolone già svezzato:

Si tratta di una modalità più costosa, presentando evidentemente maggiori vantaggi.
Da un lato, infatti, l’animale sarà immediatamente pronto, anche se ancora addestrabile, alla cerca: dall’altro il compratore avrà la possibilità di esaminare l’esemplare ad un momento di crescita diverso, con una conformazione fisica quasi giunta a completamento, avendo una possibilità di scelta più agevolata, potendone valutare altre qualità in modo più immediato, sia sotto l’aspetto olfattivo che sotto quello caratteriale.
Tuttavia è sempre buona norma procedere all’acquisto, dopo aver fatto una simulazione, anche se con l’allevatore, potendo esaminare il comportamento dell’animale, in modo da apprezzarne qualità e scoprirne eventuali difetti, sui quali poi andare ad intervenire.
Una volta scelto il cane, poi è raccomandabile fargli trascorrere un periodo di inattività, nel quale focalizzare l’attenzione unicamente nella conquista della fiducia e rispetto dell’animale, ponendo le basi di quel futuro rapporto, padrone-cane, che sarà fondamentale ai fini del successo nella ricerca.

Esemplare adulto:

Occorre, da subito, premettere come, di norma, chi si ritrova tra le mani un provetto ricercatore, difficilmente se ne libera. Esistono, però, situazioni di necessità, nelle quali un tartufaio troppo anziano sia costretto ad appendere lo zappetto al chiodo o ancora che avendo a disposizione più di un esemplare, giunto all’età di 5 o 6 anni, decida di monetizzare. Si tratta di un’eventualità (rara) da non escludere .
Acquistare un cane adulto, in ogni caso, rappresenta davvero una sorta di investimento, visto le quotazioni che il mercato prevede in questi casi.
Laddove, però, un tartufaio perda il suo cane, non volendo compromettere l’intera stagione ( il rivolgersi ad un cucciolo o ad un cucciolone implicherebbe il dovergli di dedicargli tempo ed energie, a scapito del reddito della stagione) o per chi vuole andare sul sicuro, può trattarsi di una soluzione opportuna, anche se per il neofita la scelta migliore sarebbe sempre quella di affidarsi ad un cucciolo e crescere con lui, in esperienza e affiatamento.
A maggior ragione, questa scelta, impone la necessità di scegliere con accuratezza l’animale, dopo aver fatto una serie di uscite con il suo padrone, nelle quali ottenere maggiori informazioni sulla bestia, valutarne l’operato e apprendere i comandi che è abituato ad utilizzare. Occorre, infatti, sempre tener presente che nel corso degli anni trascorsi con il proprio padrone, l’animale ha acquisito alcune abitudini e condotte, che il nuovo proprietario non dovrà stravolgere, ma semplicemente affinare, proseguendo.
Per funzionare il nuovo rapporto presuppone gradualità e impegno assoluto da parte del nuovo padrone, soprattutto se non vorrà vanificare un investimento, talvolta, di migliaia di euro.

 

 

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