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Moncalvo

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Per l’abitato che si fregia di rappresentare la città più piccola d’Italia, dalla notte dei tempi, l’indiscutibile importanza  come centro di riferimento dell’intero Monferrato.
Tante le frecce al suo arco, da una produzione enologica di assoluto livello, con Barbera, Grignolino e Freisa a farla da padrone; alla nobile presenza del tartufo, celebrato annualmente da una Fiera di rilevanza nazionale, al secolare allevamento dei bestiame di qualità con i pregiati capi della rinomata razza piemontese bianca, esaltata dal consueto appuntamento con la Fiera del Bue Grasso.

Origini storiche

  • Le origini

Di origine romana, deve il suo nome (in latino “Mons Calvus”, ossia Monte di Calvo) al nobile romano che vi edificò la propria elegante dimora, attorno a cui, progressivamente, si sviluppò tutta la città.
Successivamente, con il tramonto della stagione romana, anno del Signore 1164 lo vediamo consegnato da Federico Barbarossa nelle mani di Guglielmo V il Vecchio, per poi divenire proprietà ecclesiastica, attraverso i vescovi di Asti, prima di passare nelle mani dei Graffagno, poi del Marchese del Monferrato
(di questi anni le prime testimonianze scritte del Castrum, la fortificazione che subirà ingenti danni nei secoli successivi, tanto che ad inizio 700′ i Savoia al loro arrivo non troveranno che scarsi ruderi) a che vi stabilì la propria capitale. Di seguito lo vediamo possedimento del Marchese di Saluzzo, per, ad inizio 300′, battere bandiera dei Paleologi del Monferrato.
Nei secoli successivi diviene teatro di continue lotte per il suo dominio, a cominciare dagli assedi di Teodoro Paleologo, sino alle contese franco-spagnole, passando per le invasioni delle milizie di Carlo V. Sarà la pace di Cateau-Cambrésis a destinarlo ai Gonzaga, che lo cederanno nel 1609 a Galeazzo di Canossa.
L’impronta dei Savoia si farà sentire dal 700′ in poi, con le truppe di Eugenio di Savoia che la saccheggiarono nel 1691, qualche decennio prima di divenire parte del regno sabaudo, con Vittorio Amedeo III che nel 1774, confermando quanto fatto dal duca di Mantova Ferdinando Carlo Gonzaga nel 1705, la elegge città.

Cosa vedere a Moncalvo

Ricco di fascino Moncalvo, complice l’impronta medievale del suo borgo antico, come ci ricordano i resti delle mura trecentesche, ornati da massicce torri rotonde agli angoli.  Purtroppo dell’antico maniero, datato secondo le fonti 1133, non rimane pressoché nulla.
A rapire l’attenzione del turista, però, la parte vecchia dell’abitato, ricca di viuzze, rampe scoscese, scalinate, viottoli rapidi, piccole botteghe e edifici nobiliari. Tra questi ultimi, in via Testafochi, la gotica casa De Maria, databile metà 500′, impreziosita dai pregevoli decori in cotto e , in piazza Garibaldi, casa Lanfrancone, dalla bella facciata anche se rivista in forme neogotiche.

Tanti gli spunti di interesse quelli offerti dalla Moncalvo spirituale. Impossibile non iniziare dalla Chiesa di San Francesco, nata per volere dei Marchesi del Monferrato( ma edificata concretamente dai Minori Conventuali, con tanto di monastero annesso)  attorno al XII secolo e che troneggia su abitato e vallata, da una piccola altura, indicata come Belvedere o Monteguardo.
A metà 600′, complice i danneggiamenti all’edificio, la sua riedificazione, avvenuta intorno alle absidi, sul disegno di un certo Fra Vincenzo Rovere. Un secolo dopo, invece, è il turno degli altari laterali, mentre l’attuale facciata è datata 1932, opera dell’architetto Mesturino, sulla base degli antichi disegni.
Bello l’aspetto esteriore, anche se i ve
ri tesori si trovano all’interno, con le tante opere del Caccia a farla da padrone, ma anche della figlia Orsola, badessa, ma anche – così come altre figlie del Moncalvo – dedita all’arte.
Tre le navate che la percorrono, intervallate da cinque colonne per parte, ma, come dicevamo sono le tre absidi i lasciti più antichi (quella sinistra presenta un bel capitello ornato con scene di vendemmia). Non meno da vedere la sacrestia con attiguo un piccolo chiostro e l’imponente campanile, quasi 5o metri, sfociante in una grande cuspide a base dodecagonale di una dozzina di metri. All’interno tanti i punti di interesse, a partire dai pregevoli stucchi di fine 500′ o l’importante altare maggiore edificato su quello che era il sepolcro dei Marchesi del Monferrato. Non meno di interesse il bel coro semicircolare in noce o la balaustra in marmo decorata con cura.
Come premettevamo sono le opere pittoriche, conservate nelle cappelle laterali, a costituire gli elementi maggiormente significativi della struttura, gran parte delle quali a firma del Moncalvo.

Parliamo, ad esempio, dell’Adorazione dei Magi, il Martirio di S. Orsola, le stigmate di s. Francesco stigmate-san-francesco-moncalvo-tartufo-bianco-it(nell’immagine un momento dei lavori di restauro del dipinto, esposto nel 2016) o il riposo di San Carlo.
Ugualmente di valore le tele della figlia, Orsola Caccia, una suggestiva natività del Battista, una Sacra Famiglia, S. Antonino martire e un Gesù coronato di spine.
Per i più fortunati, inoltre, la possibilità di vedere, in sacrestia, altre opere non esposte al pubblico, come una tela avente per tematica Gesù servito dagli Angeli nel deserto, di Caccia padre e figlia, una straordinaria tavola della Vergine con il Bambino, uno studio di un S. Luca (opera di Orsola Caccia e avente come modello il volto del padre) e, infine un quadro dei  SS. Martino e Rocco” di Bartolomeo Bonone.

Non meno valevole di una visita la Chiesa della Madonna delle Grazie. Per vederla, vi basterà transitare per la piazza centrale, laddove sorge questa piccola ma suggestiva chiesetta, edificata in soli due anni, a cavallo del 1757.
Esterno in cotto secondo stilemi ispirati al più classiccheggiante barocco, anche se si segnala una sorta di atipico atto, figlio di una serie di compromessi  legati anche all’attiguo palazzo Testafochi, interno, al contrario ricco di tanti rimandi palladiani, risultato del soggiorno veneto del Magnocavalli.
Belli gli stucchi che ornano tutto il perimetro dell’edificio, delicate le sfumature degli intonaci, anche se il rifacimento pavimentale, con anonime piastrelle moderne, che si potevano francamente evitare.
n soli due anni 1756/58, presenta una facciata in cotto di un sobrio barocco dalle linee pulite ed essenziali con un curioso attico dovuto a una serie di “compromessi ” per concessioni architettoniche con l’attiguo palazzo Testafochi.
Nell’interno si respira un’atmosfera classicheggiante dovuta alla lezione del Palladio recepita dal Magnocavalli durante un suo soggiorno in Veneto.
Raffinati gli stocchi che ornano tutto il perimetro dell’edificio, così come i rosei intonaci che esaltano l’intonaco, evitabili, al contrario, le anonime piastrelle moderne, utilizzate nella fase del rifacimento pavimentale.
Bella l’effige della Vergine, realizzato direttamente su una lastra di tufo e conservato, nella parete absidale, sita dietro all’altare, da sempre particolarmente venerata dai pellegrini locali.
Dietro l’altare è conservata, nella parete absidale, un’effige della Madonna dipinta su una lastra di tufo, opera di semplice fattura, ma cara al culto dei fedeli locali.
Sopra il portale d’ingresso, inoltre, nella parte superiore, trova posto un pregevole organo.

Cosa fare a Moncalvo

Tante le manifestazioni organizzate da una cittadina che, seppur contenuta negli abitanti, non ha nulla da invidiare a centri maggiori in termini di intraprendenza ed organizzazione.
Partenza d’obbligo per la Fiera del Tartufo, rassegna annuale che vede nel centro monferrino decine di stand dedicati al tubero più prestigioso del Pianeta o, comunque, ricchi di proposte legate al territorio.
L’evento, come indicato dal sito ufficiale, ormai giunta alla sua 65esima edizione, rappresenta l’evento ideale per apprezzare l’ospitalità moncalvese, immergersi nelle tradizioni di un tempo e poter gustare il meglio del tartufo locale.
Si tratta di una rassegna a livello nazionale, generalmente tenuta su due week-end, che vede nella piazza centrale la presenza di variopinte decine di espositori, per un mercato che vede nel tartufo, e suoi derivati, l’elemento predominante, ma che riserva anche un’ampia offerta anche di molte altre prelibatezze eno-gastronomiche locali o prodotti e manufatti artistici.
Nel corso della manifestazione, naturalmente, anche l’assegnazione per i migliori esemplari di tartufo presentati del Tartufo d’Oro e ”dello “Zappino d’Argento”. Inoltre, accanto alla fiera eno-gastronomica, a completare la proposta moncalvina non mancano mostre artistiche, rappresentazioni teatrali, visite guidate e la possibilità di pranzare, oltre che nei numerosi ristoranti locali, anche presso la Pro-Loco cittadina.
Inutile sottolineare infine, come così per le altre rassegne vicine, il tartufo sposi sempre avvenenti miss e ospiti illustri, come avvenuto per l’edizione 2019 che ha salutato la partecipazione nientepopodimeno di 007, ossia l’inglese Pierce Brosnan, alias James Bond, vittima anch’egli dell’impareggiabile fascino del tubero più osannato del Mondo

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Presenza illustre quella di Pierce Brosnan a Moncalvo e nelle Langhe

Se la manifestazione del tartufo ha superato, da un pezzo, il mezzo secolo di successi, per quella che celebra il bollito, l’origine si perde quasi nella notte dei tempi. Quasi i quattro secoli, infatti, quelli che vedono la mostra zootenica, una delle più celebri dello Stivale, animare le vie di Moncalvo.
Sono, per l’esattezza, 382, ad oggi, le edizioni che si sono susseguite, per una rassegna, quella del Bue Grasso, che ha ben pochi altri concorrenti, in termine di storia e qualità degli espositori, a livello nazionale.
La 2° e la 3° domenica di Dicembre un centinaio di addetti ai lavori, infatti, rendono onore alla più autentica razza bovina piemontese, esponendo i propri capi sotto i portici di Castello Gonzaga, esemplari che poi, come un tempo, sfileranno nello spazio centrale della Piazza, per essere sapientemente valutati da un parterre de roi dei migliori allevatori e veterinari della zona.
A contendersi l’ambito Gran Premio città di Moncalvo, il meglio del patrimonio bovino regionale, partendo, ovviamente, dagli immancabili “giganti bianchi”, buoi grassi anche superiori ai 10 quintali, per passare ai manzi, senza dimenticare i “fassoni”, ossia i vitelloni della coscia con gobba.
Al vincitore, oltre alla prestigiosa onorificenza, anche l’onore di sfilare, ornati da tanto di gualdrappa in groppa, dinnanzi alle migliaia di visitatori.
Quasi superfluo sottolineare come alla manifestazione si affianchino molte succulenti occasioni

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Un prezioso schema illustrato per conoscere meglio le parti del bovino.

 

gastronomiche, con menù tematici all’insegna del gran bollito moncalvese, proposti dai vari locali in zona, oltre alla rassegna gastronomica, ricca di portate e ad un prezzo contenuto, in corso  sotto il palatenda di piazza Carlo Alberto.
Per avere maggiori info si rivelano preziosi i siti dedicati alla rassegna e, più in generale, al bollito e ai mille modi per celebrarne il sapore.

 

Nonostante non abbiano la stessa fame, nel corso dell’anno, sono molti altri gli appuntamenti imperdibili nella cittadina aleramica. A cominciare, a fine Marzo, da Golosaria, per passare, a metà Maggio, alla Fiera patronale di S.Antonio o quello delle cucine monferrine, che ha luogo verso la metà del mese successivo,

Dove mangiare a Moncalvo

I migliori ristoranti in Moncalvo

In primis l’Uvaspina. Per chi non vuole lasciare Moncalvo, menzione doverosa per questo locale in Via Casale. Ad attenderci una pittoresca ambientazione sui vigneti, ideale per fare da cornice ad una cucina locale, con vitel tonnè, agnolotti ai tre arrosti a farla da padrone, ma anche baccalà mantecato al bagnetto ( molti coloro che si sono innamorati della battuta di carne cruda al coltello) e non mancano i piatti al tartufo( il sito propone un menù ad hoc), Uova pochè e tagliolini in primis.
Menzione speciale anche per i vini, prodotti dalla azienda di famiglia, Cascina Spinerola, acquistabili anche presso lo shop interno. Consigliatissimo.

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La sala dell’Uvaspina e il bel panorama di cui godono i commensali.

Sempre tradizione culinaria locale, nonostante alcune piacevoli rivisitazioni, al ristorante Centrale. Come si intuisce dal nome, in posizione assolutamente centrale questo locale storico, dove, a prezzi onesti, potersi immergere in un viaggio nella migliore cultura gastronomica del territorio: succulento carrello dei bolliti misti, gli immancabili agnolotti così come altri grandi classici, come il fritto misto o la lingua, ma anche piatti più nobili a base di tartufo o funghi. Chiusura all’altezza con dolci della tradizione rivisitati come il bonet estivo o torte di frutta.

A pochi passi, ma questa volta in piazza Cavour, il Corona Reale.  Si tratta di un ex paninoteca riconvertita con il passare degli anni in un interessante ristorantino. Piatti locali e non (da provare i ravioli al gorgonzola e il curioso cheesecake sempre allo stesso formaggio) e poi stracotto di fassona, girello di coniglio in frutta glassata, gli gnocchi porcini., ecc.. Dolci da provare e assolutamente all’altezza anche la carta dei vini.
Sulla strada per Grazzano, ma ancora nel concentrico di Moncalvo, ecco la Quercia Rossa Manacorda, qualcosa di più di un semplice agriturismo, ricavato all’interno di una casa nobiliare di inizio 700′. Nata per regalare momenti unici di relax, nel corso degli anni è divenuto un apprezzato punto di riferimento anche in termini di cucina, affidandosi nell’approvvigionamento, come indicato sul sito, solo ad aziende locali, garanzia della massima genuinità nei prodotti.
Per chi va alla ricerca della semplicità, senza rinunciare al buon cibo, chiusura obbligata con due osterie che sanno sorprendere. Da un lato l’osteria Da Monsù Mario, dove la buona esecuzione, senza le ormaifrequenti e orpellose divagazioni, delle tipicità monferrine è  di casa: peperoni in bagna cauda, vitel tonnè, tajarin e agnolotti  al tartufo o funghi, ma anche di borragine al burro e menta, stracotto e guanciotti marinati alla Barbera d’ Asti, impeccabili bonet…insomma tutto il repertorio che ha incoronato la cucina piemontese tra le migliori ( e più sottovalutate) al mondo.  Da provare ugualmente l’Osteria Aleramo, dove in piazza Alberto ad attenderci questo piccolo locale, in grado di proporre con abilità le specialità locali. Piatti a base di tartufo quando il Tuber Magnatum si concede, ma naturalmente non mancano agnolotti e tajarin e, sfiziosi quelli con ragù di anatra o agli asparagi,  e ancora vitello tonnato, battuta di fassone,  cotechino in verza, fassona ai carciofi. Dolci e conto in linea con le attese.

Locanda del Sant’Uffizio

Impossibile non partire da un ristorante che, seppure non nel concentrico di Moncalvo, risiede ad un tiro di scoppio dalla più piccola città d’Italia.
Parliamo della Locanda Sant’Uffizio, stella Michel e  location battezzata dallo chef più stellato d’Italia, Enrico Bartolini e diretta magistralmente dal resident chef Gabriele Boffa.
Sorta in quello che era l’antica limonaia di un monastero, ora storico giardino all’italiana, ed immersa nell’incantevole scenario dei vigneti del Monferrato – parliamo di un locale in grado di soddisfare anche i palati più esigenti.
Cardini di un’esperienza culinaria difficilmente cancellabile l’amore ed il rispetto per la tradizione e la stagionalità, ma anche una non comune vocazione alla sperimentazione, ingredienti vincenti per la valorizzazione della cucina locale, sublimata dall’inarrivabile qualità dei tartufi locali e da una produzione vinicola unica. Aspetto quest’ultimo facilmente sintetizzabile in una carta che si compone di 300  grandi vini,  locali, ma anche italiani e stranieri, che fanno bella mostra di sè nel ” Teatro del vino”, la nutrita cantina del Sant’Uffizio.
Impeccabile come la location, naturalmente, anche il servizio, professionale quanto solerte grazie alla regia di un maestro dell’accoglienza quale Francesco Palumbo.
Due i menù degustazione proposti, il più impegnativo ” Cuore e mente”, forte di ben 6 piatti, mentre più leggero ma non meno appagante, i “Classici del Sant’Uffizio”.
Difficile tra le tante proposte imperdibili suggerire qualcosa in particolare, ci limitiamo a segnalare animelle con primizie accompagnate dall’Albese o un crudo di mare rigorosamente con pescato del giorno, per passare, come primi, a tagliatelle alla finanziera profumati di rabarbaro, gli immancabili ravioli al plin o un emozionante riso alla carota, zenzero e anguilla. Mare o terra anche per i secondi piatti, con, ad esempio, carrè di agnello assieme a cime di rapa o capperi piuttosto che un branzino profumato all’anice e spinaci. Inevitabile satollare con i dolci, tradizionali o meno, ma tutti assolutamente da sogno.
Ovviamente, stagione permettendo, tante le proposte dedicate al tartufo, in un territorio che, per qualità e pezzatura dei prodotti, non ha nulla da invidiare ad Alba.

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Gli eleganti spazi che vi attendono nel locale aperto da Enrico Bertolini

Dove dormire a Moncalvo

Apertura d’obbligo per l’Hotel Relais Sant’Uffizio Wellness & SPA, un quattro stelle da sempre rinomato in tutto il Monferrato e le Langhe, area in cui le strutture importanti non mancano.
Sorto all’interno di un cinquecentesco ex monastero, costituisce, probabilmente, il meglio per chi vuole soggiornare a Moncalvo. Esclusivo centro benessere,  ristorante stellato al suo interno ed un’area conferenze dotata della migliore tecnologia. Inoltre, all’interno della stessa struttura la possibilità di optare tra lo stile rigorosamente classico delle 41 ampie camere o suite dell’edificio principale o il design più informale e contemporaneo delle sistemazioni di Casa Munfrà.
Quasi infinita l’offerta di pacchetti realizzati dal Relais, si va da quelli eno-gastronomici, con tartufo protagonista nel pacchetto Tartufo e Relax (ma non meno allettanti Michelin Star Experience o la tre giorni di Welness Gourmet Experience) alle proposte più incentrate sulla cura personale, traboccanti di massaggi, scrub, saune e trattamenti di ogni tipo quali Spa Boost, Romanticismo & Benessere, Detox di stagione in Piemonte o Fuga romantica al Relais del Sant’Uffizio.
Nutrito anche il bouquet delle esperienze prenotabili, che vanno dalle immancabili escursioni eno-gastronomiche, sino ad arrivare alle meno comuni cooking-class con i più prestigiosi chef della zona, sino alle intriganti esperienze del territorio che spaziano da passeggiate in e-bike sino ad appassionanti caccia al tartufo, passando addirittura per visite del territorio in elicottero.

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L’attenzione al particolare, cifra stilistica del Sant’Uffizio

Location consigliata, poco fuori da Moncalvo, è la già citata La Quercia Rossa Manacorda.
Come abbiamo già indicato, trattasi di un pregevole Agriturismo, accessoriato da ben 10 camere, tutte rigorosamente insonorizzate, dotate di aria condizionata e riscaldamento autonomo, tv satellitare, arredate con buon gusto e caratterizzate dalla vista panoramica. Non mancano due spaziosi appartamenti, soluzione ideale per le famiglie, composte da camera adulti, camera bambini e servizi. Il tutto comprensivo di una ghiotta colazione ( servita nella bella stagione direttamente sulla terrazza esterna), ricca di torte e biscotti artigianali, realizzati con farine agricole locali, ma che non lesina il meglio di affettati e formaggi tipici. Su richiesta anche prodotti senza glutine e lattosio. Piscina e angola solarium a disposizione degli ospiti nei mesi più propizi e possibilità. nello shop interno, di portare un gradito souvenir a chi ci attende a casa, scegliendo fra una delle tante Barbere prodotte, ma anche potendo acquistare un Grignolino non meno gustoso o anche la crema di nocciole, la “Quercella” prodotta dell’Azienda agricola o delle confezioni, sgusciate e tostate piuttosto che con guscio della nocciola IGP locale.

Per chi vuole rimanere in centro, interessante l’offerta de la Locanda Del Melograno. Dal desiderio di libertà e pace di due coniugi fuggiti dal caos milanese, nasce un B&B in grado di coniugare buona qualità e prezzi ragionevoli. In seno ad un  fine edificio ottocentesco, in passato già adibito locanda ad uso dei commercianti in città per il tradizionale mercato del bestiame, una serie di camere dotate di ogni confort, finemente arredate e con possibilità di parcheggio in loco. Stesso relax e calore vi attende anche a Villa Lombardi&Dell’Aglio, struttura sita nella vicina Castelletto Merli, distante solo un paio di chilometri da Moncalvo. In quella che un tempo era un’abituale meta di Vittorio Emanuele II e della moglie, una struttura a conduzione familiare dove sentirsi come a casa, animali inclusi.