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La Morra

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Nata tra il XII e il XIII secolo per volere della vicina Alba Pompeia, La Morra – che deve il nome presumibilmente dal fatto che i Benedettini pascolassero un tempo le pecore in questa zona (  Loci Murrae ossia recinto di pecore) – rappresenta oggi uno dei centri più famosi delle Langhe, con una forte crescita di turisti registrata in questi ultimi anni.
A giustificare un tal successo, innanzitutto, il fatto che parliamo della culla del Nebiolo ( vitigno utilizzato per la produzione di Nebiolo.
Inoltre il nome de La Morra è indissolubilmente legato al tartufo bianco, altra ineguagliabile specialità tipica .
Ovviamente nel piccolo centro cuneese ( non raggiunge normalmente le 3.000 anime) non mancano anche gli spunti di interesse architettonico, ma basterebbe il panorama sulle Langhe apprezzabile da La Morra a giustificare una sua visita.

Origini storiche

Nei decenni successivi all’anno 1.000, La Morra vide la sua origine, a seguito dell’iniziativa di Alba Pompaia di dissodare le terre circostanti. Con tutta probabilità il nascente villaggio edificato sul colle, prese il nome dall’antico recinto per le pecore, appunto “murra”.
Si torna a parlare di La Morra, ormai comune a sè stante con tanto di maniero, nel 129, quando si ha notizia del suo infeudamento a Sordello da Goito, antico soldato di Carlo d’Angiò e menestrello, menzionato dallo stesso Dante nel Purgatorio.
È del 1340 l’arrivo sulla scena de La Morra della famiglia Falletti, mentre del 1402 sono i primi Statuti, in seno ai quali trova spazio la prima testimonianza scritta del Nebbiolo ( Nebolium), grazie a cui oggi si produce il Barolo, e del Pignolo ( Pigmolium), purtroppo vitigno non più presente tra i filari lamorresi.
Nel 1435 il passaggio sotto il ducato di Milano, per poi un tamburello tra Spagna e Francia, sino all’arrivo dei Savoia nel 1631.
Da allora la graduale espansione del suo centro storico, con l’edificazione lungo le sue “contrà” di nuove chiese ed eleganti edifici.
Nell’8oo’, infine, ai piedi dell’antica cinta muraria, sorgono i quartieri che oggi costituiscono l’attuale “borgo”, con la cappella di Santa Brigida come riferimento principe.

Guida Turistica La Morra

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Cosa fare a La Morra

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Cosa vedere a La Morra

Con tutta probabilità simbolo di La Morra la sua Torre Campanaria. Edificata all’inizio del 700′ ( attorno al 1710, per l’esattezza), porta le firme dell’Ing Cocito di Neive, che giunse sino alla cella campanaria, e del suo collega di Cherasco, Domenico Petitti, successivamente interpellato per gestire una lieve pendenza della Torre e che determinò la mancata costruzione del preventivato sesto riquadro, per sostituirla con la cella delle campane. Alta 31 metri, merito dei suoi 5 riquadri sormontanti una cella campanaria di foggia barocca, la costruzione evidenzia ancora nel suo basamento alcuni cocci di pietra ereditati dalla precedente torre medievale, ultimo rimando al castello abbattuto dalle milizie francesi, durante l’assedio del 1544.
Oltre alla Torre, da un punto di vista architettonico-storico, il maggiore interesse lo destano le Chiese del villaggio, a cominciare dalla Chiesa della Santissima Annunziata. La stessa, infatti, conserva alcuni elementi ( l’abside, una piccola cappella laterale con annesso frammento di affresco e il campanile) di un remoto convento benedettino. L’edificio fu oggetto, nel XVII secolo, di importanti opere di restauro, tra le quali il rifacimento nel 1684 del frontale, mentre all’interno risalgono a quell’epoca la decorazione dell’abside o il rivestimento delle colonne, così come la sua intitolazione all’attuale Madonna. Di rilievo la pala centrale, avente per soggetto La Madonna dei sette Dolori e, conservato in seno alla pavimentazione, una stele funeraria romana.

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Dove mangiare a La Morra

Nonostante non parliamo di una metropoli, non mancano davvero a La Morra le soluzioni, e per tutte le tasche, dove mangiare, potendo celebrare l’ineguagliabile tradizione culinaria piemontese. Molti locali e molti che propongono, almeno periodicamente, il nostro tartufo.
Partiamo allontanandoci di un paio di km. dal centro, dirigendoci in frazione Annunziata, dove ad accoglierci troviamo l’Osteria Veglio (0173.509341) che, nonostante abbia tra i suon assi nella manica il pesce, naturalmente non disdegna neppure di presentare le specialità locali e, di stagione, inoltre vi  proporrà anche del tartufo bianco di assoluta qualità. Qui comunque potete trovare maggiori info.
Sempre in una frazione, questa volta a Santa Maria, potreste essere così fortunati da imbattervi
nell’Osteria del Vignaiolo ( 017350335), dove Luciano Marengo, in un’atmosfera rarefatta di altri tempi, vi proporrà un viaggio nella cucina locale, seppure proposta in rispettose rielaborazioni. Rimpinzati dalla solita carrellata di antipasti, spazio ai primi, con le imperdibili tagliatelle ai porcini (funghi da gustare anche fritti), risotto al raschera, gnocchetti verdi l pomodoro e crespelle. Ampia anche la scelta dei secondi, con faraona disossata alle olive, stracotto all’Arneis, i succulenti brasati, concludendo con imperdibili dolci. Ovviamente anche qui, almeno se lo visitate nel periodo autunno-invernale, scettro d’onore al tartufo. Chicca finale anche la possibilità, se la serata è andata per le lunghe, di poter pernottare e prezzi più che onesti (siamo sulle 35-40 euro, al di là delle singole grattate.
Si sale di livello e di prezzo, con il ristorante di Massimo Camia, che da poco trova alloggio nei locali della cantina Damilano, celebre produttore di La Morra, in una location che vi regalerà una vista mozzafiato sui vigneti circostanti. Per l’ex Locanda nel Borgo Antico e Camia parla la stella Michelin che può vantare, merito di una cucina che ha saputo sapientemente fondere tradizione ed innovazione. Un menù capace di esaltare pietanze un tempo umili ( il piccione ad insaporire un delicato risotto, la quaglia e il suo uovo fritto in un languido abbraccio con  pinoli tostati, spinacino novello Tartufo Nero dolce  toma di Roccaverano o ancora il cappone, stuzzicante ripieno di cappelletti unici), ma anche di proporre classici dell’alta cucina quali il Foie Gras ai fichi neri, la costata di cervo o i medaglioni di Capesante.
Ovviamente oltre al tartufo nero, costante di alcuni piatti del Ristorante, spazio, e abbondantemente, anche al tartufo bianco quando la Stagione lo consente. Se vuoi saperne di più, clicca qui.
In posizione più centrale, invece, il recente Locanda Fontanazza(0173 50718), che sulla strada che conduce a Barolo, propone non solo un’ottima cucina a prezzi onesti, ma anche camere per il pernottamento. Anche qui, quasi inutile sottolinearlo, spazio a Re Tartufo, quando fa freddo, da consumare su fonduta o sugli immancabili Tajarin
accanto ad una carta che si distingue dai menù di zona, per un utilizzo molto più generoso, accanto a prodotti tipici quali lumache, baccalà o fegato di coniglio,  di alimenti più inconsueti, dall’hummus al daikon o il karkadè.

 

 

http://www.massimocamia.it/index1.php

o. La nuova location dell’ex Locanda nel Borgo Antico si trova presso la cantina Damilano, noto produttore della zona, con una bella vista sui vigneti circostanti in direzione di La Morra. Una cucina fine e precisa, decisamente legata al territorio con ottime selezioni di materie prime.

oltre
Soliti un delicato flan di zucchini, l’insalatina di coniglio. Ottime, per croccantezza della pasta e per
, dal Duca Bianco (0173 500398),

Dove Dormire a La Morra

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Migliori Tour enogastronomici

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From

110.00€

Date

2017-07-10

Departure

Kazungula, Zambia