Panoramica dal Vecchio Torchio - Canelli

Canelli

0 Deal Offers

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Quisque tempus mi at congue porttitor. Integer egestas mauris nunc, eu dignissim mauris ultricies eu.

Guida Turistica Canelli

Nulla tincidunt magna in tortor varius condimentum. Etiam consequat bibendum nulla. Etiam sollicitudin vulputate libero, ac maximus mi ullamcorper ut. Morbi eget gravida enim, volutpat imperdiet dolor. Mauris lacinia consequat purus, nec feugiat ex ullamcorper nec. Nulla facilisi. Sed dignissim risus in consectetur accumsan. Pellentesque sit amet neque dui. Proin vel posuere risus, vel varius ipsum. Vivamus sollicitudin odio sem, a dignissim urna posuere in. Pellentesque rutrum velit in condimentum suscipit.

Nulla tincidunt magna in tortor varius condimentum. Etiam consequat bibendum nulla. Etiam sollicitudin vulputate libero, ac maximus mi ullamcorper ut. Morbi eget gravida enim, volutpat imperdiet dolor. Mauris lacinia consequat purus, nec feugiat ex ullamcorper nec. Nulla facilisi. Sed dignissim risus in consectetur accumsan. Pellentesque sit amet neque dui. Proin vel posuere risus, vel varius ipsum. Vivamus sollicitudin odio sem, a dignissim urna posuere in. Pellentesque rutrum velit in condimentum suscipit.

Storia di Canelli

Rispetto alla recente e vicina Nizza Monferrato, l’origine di Canelli sembra perdersi nel tempo, con le prime presenze umane nella zona addirittura databili alla preistoria, quando risulta essere abitata da numerosi nuclei di Liguri Statielli. Con la loro sottomissione ai Romani, Canelli diviene un villaggio di una certa importanza, anche allora caratterizzato da una selva di vigneti attorno all’abitato.
La presenza romana d’altronde è confermata da un gran numero di ritrovamenti, culminati con il rinvenimento di quattro steli incise, attualmente conservate presso la chiesa di San Rocco.
La decadenza dei Romani coinciderà con alcuni secoli bui, che vedranno Canelli rifiorire solo attorno all’anno 1000, quando già da una trentina di anni il centro veniva indicato come civitas.

A capo dell’abitato arrivano poco dopo la famiglia dei conti di Acqui, che assume signoria e predicato. Le numerose linee parentale determineranno la nascita di una Consortile, che vedrà comprendere oltre Canelli, numerosi paesi dei dintorni,
Un’autonomia quella del Consortile destinata a cessare ben presto, poiché nel 1235 Canelli diverrà dominio della Repubblica di Asti, segnando un destino per Canej ( come viene chiamato in piemontese) da quel momento sempre legato a doppio filo alle vicende del suo attuale capoluogo.
Anche se feudo delle ricche famiglie astigiane Asinari e Scarampi, Canelli assumerà anche il titolo di Marchesato.
Teatro di mille ed una contesa, l’episodio più celebre della sua storia, è il famoso assedio di inizio 600′ e originato dalla morte di Francesco Gonzaga, duca di Mantova e l’inevitabile successiva lotta per la sua successione. A pagarne le conseguenze peggiori, essendo sul confine fra Savoia e Monferrato, naturalmente Canelli. A contendersela, da un lato, i Savoia capitanati da Carlo Emanuele I, (nonno dell’unica figlia del defunto Duca), dall’altro Carlo Gonzaga, duca di  Nevérs, che al comando di una nutrita schiera di cavalieri fanti e cannoni, guadato il Belbo, strinse d’assedio la città.
Nonostante i diversi tentativi, però, la sparuta guarnigione rimasta a Canelli, assieme alla valorosa popolazione, seppe resistere all’assedio, costringendo gli assedianti a girare i tacchi, in fretta e furia (almeno a sentire le cronache del tempo):

 “Al ritirarsi con morte d ‘alcuni cavalieri principali, capitani, soldati, et molti feriti” fuggendo “con tanto spavento et fuga che lasciarono sopra la piazza, i petardi et le scale con alcuni pezzi di bronzo et altri carri carichi di moschettoni da posta, piche et altre armi”.

Una valorosa resistenza premiata dal duca di Savoia, a mezzo di un apposito decreto, dall’esenzione da ogni tributo per ben 30 anni.

Cosa fare a Canelli

Quasi superfluo sottolineare, in una terra di vini, come tra le attività più amate e praticate, vi sia la visita, e non meno la relativa degustazione. ad una delle tante cantine della zona.
Un tour magari preceduto da una consigliata visita al Museo multimediale del Sud astigiano. Per visitare, individualmente o in piccoli gruppi, il M.U.S.A, basterà recarsi in via B. Giuliani, 29 (per info +390141820280).
Altra imperdibile esperienza, se visitate Canelli a metà Giugno, è partecipare alla rievocazione del suo assedio. Come proclama correttamente il sito della manifestazione, l’assedio di Canelli non è solo una rievocazione, quanto un’imperdibile festa per ogni Canellese, che ne celebra identità e radici.
Si tratta di una manifestazione che vede impegnati quasi 1000 canellesi, impegnati  per 48 ore a far rivivere tradizioni e costumi degli abitanti di quella che era una città assediata nel 600′ e a farlo vivere anche a più dei 50 mila visitatori che si accalcano nelle sue vie, divenendo non solo testimoni, ma anche protagonisti della rassegna. Chiunque, infatti, è tenuto, ad esempio, a osservare gli obblighi ferrei del “tiletto” o lasciapassare: così come deve sottomettersi all’eventuale inquisizione da parte delle guardie di ronda o essere vittima degli scherni nelle osterie se alza troppo il gomito.
Il tutto in un frastuono di tamburi, grida, ordini camerateschi, scoppi, odore di polvere da sparo, che difficilmente lascerà indifferente il visitatore.
Evento imperdibile, anche se saltato in qualche edizione, a causa di mancanza di fondi.

Tartufo-bianco-Canelli-cosa-vedere

Una spettacolare immagine della rievocazione dell’assedio del 1613

Non meno suggestiva la Fiera di San Martino ( i cui echi si perdono addirittura in alcuni testi medievali), il cui centinaio di bancherelle si fonderà con quelle della Fiera regione del Tartufo, per una kermesse eno-gastronomica irrinunciabile per chi non si sottrae ai piaceri del palato. Questa volta la data da circolettare sul calendario, è quella, di norma, del secondo week-end di Novembre.

Tartufo-bianco-Canelli-tartufo-vendita

Immancabile l’appuntamento con il tartufo a Canelli in occasione dell’annuale Fiera

Non mancano, infine, molte altre manifestazioni legate al territorio, come, ad esempio, quella che ha celebrato il Vermouth, Bianco, Rosso Vermouth; una folle maratona, la Canelli wine run, nella quale ad ogni km. si viene nebulizzati da una qualità di vino diverso o ancora Vincanta; Moscato e i suoi talenti, ossia una kermesse di tre giorni ricca di incontri e concerti.
Se, invece, amate il rombo dei cavalli, chicca finale uno dei tanti Rally che vede per protagonista Canelli e le colline che la circondano. Quest’anno appuntamento al 10 Marzo con il Rally dei Vigneti Monferrini.
la visita alle Cattedrali sotterranee.

 

.

Cosa vedere a Canelli

Rimandando la visita ai caveau più preziosi di Canelli, le cantine, nella sezione specifica, la cittadina astigiana presenta ancora non pochi elementi di interesse.
Inevitabile partire con il castello Gancia, che domina la cittadina dalla collina soprastante. L’odierno aspetto non deve trarre in inganno, essendo frutto dei restauri degli omonimi celebri proprietari, che ne acquisirono la proprietà  ad inizio 900′ per riconvertirlo in un’elegante residenza, anche attraverso la trasformazione della precedente struttura quadrata grazie alle due ali e la realizzazione di un curato -giardino.
In realtà il primo maniero fu eretto, attorno all’anno 1000, come baluardo di difesa della strada che collegava Asti al porto di Savona, per poi essere oggetto di successivi abbellimenti e ampliamenti.
Purtroppo dell’antica fortezza non è rimasto pressoché nulla, poiché praticamente raso al suolo dalle milizie iberiche. Quello che vediamo oggi, non sono che i ruderi su cui avvenne una radicale ristrutturazione per merito del Ambrogio Antonio Scampi Crivelli.
Vale la pena visitarlo, per ammirare al suo interno le preziose decorazioni del pittore Giovanni Olindo o i tanti stucchi policromi alle volte, finalizzati al restituirne, almeno in parte, il precedente aspetto seicentesco.

Inutile sottolineare come il patrimonio artistico della città non possa, come in molte altre realtà simili, prescindere da quelli che sono gli edifici religiosi.
Partenza d’obbligo con la chiesa di San Tommaso, i cui primi cenni risalgono al lontano 1100, anche se la struttura attuale è figlia di un imponente opera di restauro databile a metà 600′ e al più recente ampliamento, avente per oggetto presbiterio, abside e tiburio. Una volta entrati, a sinistra ad attendervi alcuni pregevoli stucchi seicenteschi delle cappelle laterali, un affresco avente per oggetto il transito di San Giuseppe e, nella cappella del battistero, da non perdere altresì alcune raffinate sculture marmoree, un tempo conservate nel mausoleo funerario dei marchesi Scarampi. La navata destra, invece, presenta una pregevole Natività dell’artista del 600′, Sebastiano Taricco, autore anche di alcuni dipinti conservati nel Santuario di Vicoforte; l’imponente pala dell’Assunnta, di fine 800′, opera del moncalvese Gorzio e , non ultima, un affresco a tema dell’Immacolata Concezione, realizzato dal canellese Aliberti, autore di alcune notevoli cupole in chiese di Asti, Alessandria e Cuneo.Retaggio della sua edificazione ad opera del Comune, sul campanile a far bella mostra di sé l’emblema del cane, da secoli emblema e stemma.
Meritano una capatina anche le settecentesche chiese di San Leonardo, San Rocco ( edificata dalla omonima confraternita, utilizzando il materiale ricavato dalla demolizione delle mura cittadina e tuttora interamente in pietra), dell’Annunziata e la sconsacrata Chiesa di Giovanni San Decollato, attualmente ritrovo della banda locale.

 

Dove mangiare a Canelli

Ovviamente, in una terra ricca di vini e piatti rinomati, sono molti i ristoranti in quel di Canelli e dintorni, che meriterebbero una citazione. Noi, come sempre, ci limitiamo a indicare quei locali che propongono comunemente, almeno nella stagione propizia, il tartufo bianco nel proprio menù. Vediamo quelli da non perdere.

Ristorante san Marco Canelli

Tanti gli allori di cui può vantarsi questo locale, la cui stessa storia ( nasce ad inizio 900′ come locanda con stallaggio, dove i viaggiatori potevano trovare ristoro e una zuppa o un minestrone caldo) ne testimonia il prestigio e l’esperienza.
In un paesaggio magico, al confine tra Langhe e Monferrato, sin dai primi anni 60 ( dal 59′ per l’esattezza), Mariuccia Ferrero gestisce con il marito Piercarlo, profondo conoscitore ed esperto responsabile della nutritissima cantina, un ristorante divenuto, in pochi anni, tappa obbligata per ogni buongustaio transitante sul territorio dei Savoia. Per un successo confermato dalle numerose recensioni positive: dal Corriere della Sera che lo inserisce nell’elenco dei 15 locali stellati meno cari, all’Ansa che dedica un intero articolo alla padrona di casa, da sempre avida di conoscenza relativamente alle tradizioni gastronomiche delle nonne e metodica nello sperimentare più e più volte una ricetta, sino a distillarne la formula perfetta.
Merito principale, dicevamo,  della fattiva passione di Mariuccia per le ricette di un tempo, sempre, però, rivisitate e rielaborate nel rispetto dell’anima originaria, una passione così autentica la sua per la tradizione, da vederla partecipare a molte associazioni deputate alla valorizzazione della cultura gastronomica locale, con l’organizzazione di eventi dedicati anche in altri continenti. E così che, in un ambiente intimamente familiare ma elegante al contempo ( cosa che non deve stupire, considerando come Mariuccia sia sia anche occupata della gestione  del prestigioso Hotel zurighese Zum Storchen noto a livello mondiale per una tradizione di ospitalità lunga quasi 7 secoli)-  impiattamenti ricercati, potrete dilettarvi con tutti i grandi classici della stagione. Insalati di ovuli, i primi piemontesi per antonomasia, fonduta e finanziera, accompagnati dalla fragranza di un pane fatto in casa, come i dolci, straordinarie intuizioni in omaggio al territorio. Dal bunet di Langa, alle composte di frutta per concludere con la delicata piccola pasticceria.

Ristorante da Guido

A soli circa 5 minuti da Canelli, incontriamo un’altra stella Michelin, un’autentica garanzia della tavola, un locale dove, portando gli amici, si è sicuri di fare sempre un figurone.
Dalle ceneri del ristorante del padre, Guido da Costigliole, di cui conserva il nome, il figlio Andrea, come nella migliore tradizione dell’Araba Fenice, fa rivivere i fasti del locale di famiglia, a Santo Stefano Belbo.
Qui, assieme a Monica Magnini, padrona di casa in sala e soprattutto in cantina e con lo chef Luca Zecchin, pupillo e allievo della Sig.ra Alciati, bravo come lei nel riproporre e rielaborare i piatti vincenti di una tradizione vincente che nasce nel 61′, nasce un ristorante davvero da provare.
Tante le frecce a disposizione della Proprietà: dall’incantevole location, elegantemente rilassante e accogliente, con tanto di terrazza sui vigneti; alla certezza di una cucina forte del mezzo secolo di elogi e riconoscimenti, ma anche sempre in grado di reinventarsi quotidianamente; ad una proposta enologica di più di 3.000 etichette, suddivise in 3 volumi, Italia, Francia e Resto del Mondo, con ben 80 tipologie sperimentabili anche solo al bicchiere.
Quando il fato è benigno, inutile sottolineare l’obbligatorietà di provare piatti con sua maestà il tartufo, in un locale in cui, si è recato lo stesso chitarrista degli U2 The Edge, accompagnato dallo chef italo-americano Batali, per gustarli, laddove pensavano di provare il meglio.

Ristorante-da-Guido-U2-Tartufo-bianco.it

Nell’immagine, la foto scattata a Ugo Alciati e The Edge, in occasione della visita dell’artista.

Menù elastico, con tante formule da provare, da quello tradizionale del 1961, alla prevedibile selva di antipasti ( impossibile non citare gli asparagi, panna cotta e tartufo nero) e primi (oltre alle consuete tagliatelle ai 45 tuorli o plin all’arrosto, rappresentano una scelta sul sicuro quelli al tovagliolo e non possono che incuriosire i ravioli di anguilla, con cardoncello e brodo umami) ad un’ampia offerta di pescato, per concludere con una proposta di secondi, più variegata che in molte altri locali simili, con tanto di pluma iberica, anatra, piccione, coniglio, spesso proposti in versioni esoticheggianti quanto di straordinario impatto.

 

Dove Dormire a Canelli

Aliquam erat volutpat. Donec vitae blandit metus. Aenean varius lorem eu massa rutrum congue. Etiam eu euismod libero, ac fermentum ipsum. Etiam turpis lorem, mollis at aliquet id, suscipit ut sem. Donec sed dolor lectus. Vivamus mattis egestas tempor. Quisque ligula urna, porttitor rhoncus turpis facilisis, viverra facilisis leo. Aenean a dui ac urna interdum eleifend at ac velit. Nullam pretium lorem sit amet nulla congue tincidunt. Duis tristique, nulla a suscipit malesuada, ante turpis facilisis est, luctus dignissim diam lorem a mauris. Duis vitae metus efficitur justo blandit commodo eu et diam. Cras id diam ligula. Etiam consequat sed sapien vitae congue.

Nulla tincidunt magna in tortor varius condimentum. Etiam consequat bibendum nulla. Etiam sollicitudin vulputate libero, ac maximus mi ullamcorper ut. Morbi eget gravida enim, volutpat imperdiet dolor. Mauris lacinia consequat purus, nec feugiat ex ullamcorper nec. Nulla facilisi. Sed dignissim risus in consectetur accumsan. Pellentesque sit amet neque dui. Proin vel posuere risus, vel varius ipsum. Vivamus sollicitudin odio sem, a dignissim urna posuere in. Pellentesque rutrum velit in condimentum suscipit.

Migliori Tour enogastronomici

Per chiarire di cosa parliamo, basterebbe evocare il nome con cui viene designata la visita alle più celebri cantine canellesi,  le cosiddette Cattedrali Sotterranee.
Cattedrali perché l’atmosfera che evocano ed il silenzio che le ammanta è quello sacrale in cui ci si può immergere in una austera e antica chiesa.  In realtà parliamo di un dedalo di gallerie e tunnel, che per decine di chilometri percorrono il sottosuolo della città e dove, complice l’adeguata temperatura e umidità, da centinaia di anni si conserva il meglio dei vini locali sino alla necessaria maturazione, prima che arrivino nelle enoteche del Mondo.
In poche parole un tesoro celato nelle profondità delle terre, in alcuni casi addirittura realizzato, scavando nel tufo, sin dal 1500′.

tartufo-bianco-cantine-bosca

Una suggestiva immagine dell’anima di casa Bosca

È da questa straordinaria ed unica eredità del passato che nasce il progetto che porta Monferrato e Langhe a fregiarsi del titolo di 50esimo sito Unesco nel nostro Paese, per merito di un rapporto ultrasecolare tra tra vitivinicoltura ed industria vinicola, così continuo ed intenso tale da connotare totalmente un ambiente e la propria identità..
Attualmente sono 4 le Cattedrali che cela il sottosuolo visibili. Un poker rappresentativo di alcune delle più celebri aziende vinicole della zona e non solo, parliamo di Gancia, Coppo, Bosca e Contratto.
Queste, come molte altre del territorio, di norma aprono le porte ai turisti, in relazione allo svolgimento delle maggiori manifestazioni locali, ossia:

  • Canelli, città del vino il quarto week-end di Giugno
  • Festa della vendemmia, che si tiene l’ultimo fine settimana di Settembre
  • Fiera regionale del tartufo, di scena la seconda domenica di Novembre

Per le altre date disponibili, invece, è sempre raccomandabile contattare direttamente le Case vinicole o interfacciarsi con l’Enoteca Regionale di Canelli (+39 0141 822640 ) o Astesana, con un minimo di preavviso di 2 giorni.
Contattando direttamente le cantine, sotto gli indirizzi delle principali, inoltre sarà possibile prenotare visite e degustazioni, avendo maggiori info su disponibilità e costi.

Cantine Bosca Via G. B. Giuliani, 23 tel. +39 335 799 68 11 www.bosca.it  cantine@bosca.it

Cantine Contratto srl Via G. B. Giuliani, 56 tel. +39 0141 823349 www.contratto.it  info@contratto.it

Cantine Coppo Via Alba, 68 tel. +39 0141 823146 www.coppo.it  visit@coppo.it

Cantine Gancia Corso Libertà, 66 tel. +39 0141 8301 www.gancia.it  info@gancia.it