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Barolo

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Sono rare le circostanze in cui ad un luogo viene “sottratto” il nome da un prodotto tipico, la cui notorietà diviene tale, da fagocitarne l’importanza. Più frequente se si parla di vino; quasi superfluo riportare esempi quali  Champagne, Bordeaux, Madera, ma anche i nostri Dogliani,Chianti, Piave, ecc…
Eppure nel caso di Barolo, questo non deve stupire, considerando che parliamo del vino etichettato da secoli, come il “vino dei Re”. Un appellativo nato quando il Barolo iniziò a divenire il più apprezzato ambasciatore dei Savoia nelle principali corti europee.
Vuole, infatti, la cronaca del tempo che fu la Marchesa di Barolo Giulia Colbert Falletti a far dono al sovrano, Carlo Alberto di Savoia, di ben 325 botti, una per ogni giorno dell’anno meno quelli previsti dalla Quaresima. Un dono tanto apprezzato dal monarca, tanto da convincerlo ad acquistare una tenuta in zona per produrlo autonomamente, come farà poi lo stesso Cavour nella sua Grinzane.
Testimonial eccellenti per un prodotto d’eccellenza piemontese, che non deve, però, oscurare ugualmente quello che c’è da vedere anche nel Comune di Barolo.
Scopriamo insieme e vediamo qual è la sua storia.

Guida Turistica a Barolo

Origini di Barolo

 

I primi cenni storici del Comune ne collocano il primo insediamento effettivo nell’Alto Medioevo, nonostante fosse certa la presenza in zona, in epoca preistorica, di celto-liguri.
Un primo nucleo di origine barbarica, a cui segue il dominio longobardo, esercitato da un tal Gastaldo di Diano. Successivamente il paese sarà prima sotto il dominio della Contea di Alba per poi passare a far parte della Marca di Torino. Di questi anni, per opera di Berengario I, re d’Italia ante-litteram e successivamente Imperatore dei Romani, la costruzione del castello, come baluardo a difesa dagli attacchi di Ungari prima e Saraceni. decenni dopo
Quello che nel documento, Rigestum Comunis Alb, prende il nome di Villa Barogly, nel 1250 passerà alla famiglia Falletti, banchieri ed espressione della nuova borghesia del tempo, che arriveranno a possedere una cinquantina di feudi e il cui nome si annoda indissolubilmente con il destino di Barolo. Un’influenza che continuerà anche quando Barolo, verso la fine del 400′ entrerà a far parte dello Stato Monferrino e, grazie al trattato di Cherasco, nel 1631 sotto il governo dei Savoia.
Un secolo dopo, nel 1730, il Comune acquisirà il titolo di Marchesato, vedendo succedersi i Marchesi, Gerolamo IV, poi Ottavio Alessandro Falletti e infine Carlo Tancredi, la cui moglie, Juliette Colbert, sarà ricordata per le sue azioni filantropiche a favore dei più deboli, tanto da lasciare l’intero patrimonio all’Opera Pia Barolo.

Cosa fare a Barolo

Cosa vedere a Barolo

Impossibile non fare una visita al Castello di Barolo, o meglio ai Castelli che il paese cuneese vanta nel suo territorio. Infatti oltre al più famoso Castello Falletti(anche indicato come Castello Comunale) che sorge in centro paese, Barolo annovera anche un secondo maniero, sito lungo la via che conduce a La Morra da Novello, parliamo del Castello della Volta.
Nonostante la celebrità minore, è proprio quest’ultimo, che dista in linea d’aria poche centinaia di metri da quello Comunale, il Castello della famiglia Falletti che fu più strategico in termini di posizione.
Ovviamente i due edifici sono oggi il risultato delle trasformazioni subite nel corso dei secoli. Del  Castello Falletti, ad esempio, della struttura originaria del 200′ circa resta visibile solo il mastio, poichè il maniero, originariamente dai signori di Marcenasco, i primi proprietari, ceduto ad Alba e successivamente acquisito dai Falletti, si ampliò inglobando una trentina di abitazioni sorte nei suoi pressi e subì il saccheggio della vicina Cherasco, nel corso di una delle infinite dispute dell’epoca.
Quello di oggi è quindi la struttura oggetto dei rimaneggiamenti post-aggressione del 500′, uno scheletro rimasto immutato sino all’800 e poi, con la morte della Marchesa Colbert, trasformatosi , mediante importanti lavori di ristrutturazione nel collegio Barolo, che sino agli anni 60′ circa assolveva al meritevole compito di permettere, grazie all’Opera Pia Barolo, lo studio a ragazzi non abbienti.
Del Castello della Volta, invece, seppure anch’esso meritevole di una capatina, rimane la posizione straordinaria, visto lo stato di conservazione non eccezionale del maniero.
La sua, una storia molto simile all’altro castello di Barolo: l’origine del XIII secolo( un documento ne certifica la proprietà alla famiglia Da Li Volta), la cessione da parte del Comune di Alba ai ricchi Falletti e una esistenza contrastata, sempre in bilico tra cessione e abbattimento. Il tutto, sino a quando la marchesa Colbert, lo rivitalizzò, trascorrendovi interi pomeriggi , all’ombra degli imponenti ippocastani, ora scomparsi, assieme a Silvio Pellico, reduce dallo Spielberg. Da metà 800′, un graduale decadimento, acuito dai bombardamenti tedeschi del secondo conflitto mondiale. Ora l’aspetto tetro che, paradossalmente, giustifica le diverse leggende che lo circondano.

Visitare il Castello Falletti

Basterebbe, come anticipato, la sola presenza nel maniero  dell’autore de “Le mie Prigioni“probabilmente a giustificarne una visita. Conosciuto dalla Marchese Colbart per merito di Cesare Belbo, Silvio Pellico, reduce dalle sofferenze della prigionia austriaca, divenne dapprima amico e poi consigliere e responsabile della biblioteca Falletti.
È solo nel 1970 che l’edificio diviene, grazie ad una nutrita sottoscrizione pubblica, di proprietà del Comune, che si occuperà del restauro capillare degli anni successivi, per un risultato che difficilmente non conquisterà il turista. All’interno delle cantine, anch’esse oggetto di una serie di lavori di restauro,
l’Enoteca Regionale del Barolo, mentre due livelli sopra, spesso teatro di mostre di vario genere, il Museo Etnografico-Enologico.
Nucleo centrale della visita è, però, il cosiddetto “piano nobile”, ossia il primo. Si parte con il Salone delle quattro Stagioni , spazio sofisticato e luminoso finemente arredato con mobilio di fine impero, La visita al Castello Falletti si concentra al primo piano, il cosiddetto piano nobile: la prima sala che si incontra risalendo lo scalone è il Salone delle quattro stagioni, dai quattro dipinti che sormontano le entrate e sono dedicati alle fasi dell’anno. Si tratta di un  ampio e luminoso ambiente con arredi fine stile, che conduce alla, non meno affascinate, Sala degli stemmi, poiché le volte sono impreziosite dagli emblemi dei Falletti e delle famiglie con cui erano imparentati. Una sala accogliente e viva, non solo per merito delle cinquecentesche decorazioni in stucco o dell’elegante camino, ma anche perché è sede del Consiglio Comunale.
Da visitare non meno la stanza della Marchesa,preziosa testimonianza della vita nobiliare dell’epoca e conservante  un raro letto in stile impero apprezzabile nel nostro Paese e quella in cui trovava alloggio Pellico, dalle pareti abilmente dipinte a simulare l’effetto della stoffa o la nutrita Biblioteca, da lui gestita, dove sono custoditi  circa tremila testi di epoca compresa volumi dei secoli scorsi.
Da non perdere per nulla al mondo, il panorama apprezzabile dalla terrazza, da dove ammirare preziosi scorsi della Bassa langa e alcuni dei più celeberrimi Crus di Barolo.
Una visita guidata, di circa 30 minuti, effettuabile non solo in Italiano, ma anche in inglese, francese e tedesco.

Indirizzo: Piazza Falletti

Sito: clicca qui 

Orari e costo biglietti: 10,30-18 – Da 3 a 8 euro, gratuito under 5 anni e possessori Carta Musei

Telefono: 0173 56277

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Visitare il Castello della Volta

Anche in questo caso visita consentita, per un maniero, attualmente. di proprietà di un’azienda vinicola di Barolo.

Dove mangiare a Barolo

 Quasi superfluo sottolineare come in un territorio così ricco di specialità, non manchino i locali all’altezza dove consumare piatti a base di tartufo bianco, sorseggiando del buon Barolo.
Stella Michelin per Massimo Camia e la sua Locanda del Borgo Antico (recapiti telefonici 0173/56355 – 3420515132), locale storico trasferitosi non da molto dal centro di Barolo alla Cascina Lo Zoccolaio, in località  Boschetti, poco distante da Novello o Monforte.
Delizioso il contesto, immerso tra i vigneti, dove confrontarsi con le proposte tradizionali della gastronomia di zona ( Tajarin, la battuta di Fassone, il guanciale di vitella al Barolo), ma anche poter sperimentare alcune delle tante e originali proposte, realizzate negli anni, dal padrone di casa: impossibile non citare, ad esempio, il risotto con marmellata di cipolle rosse e piccione (piemontese) spadellato; gli agnolotti di patate ai porcini,  il musetto di vitello con scalogno al Barolo, servito su plenta grigliata; la quaglia al rosmarino e nocciole e ancora  il fiore di zucchina ripieno di seirass (ottimi anche gli agnolotti con peperone rosso), la faraona con giardiniera di legumi novelli, pomodori secchi di Riviera e olive taggiasche e, per una proposta che non trascura neppure il pesce il trancio di tonno pinna gialla con panatura di pan carré croccante, al dragoncello e all’erba cipollina. Chiusura obbligata, inoltre, con la degustazione dei  pregiati formaggi consigliati  dell’affineur Franco Parola o di prelibatezze quali lo zabaione freddo al Barolo con biscotti di meliga, tortino caldo di nocciola tonda gentile con crema al Moscato d’Asti o ancora il  semifreddo al torrone Relanghe con cioccolato amaro.

Locanda nel borgo antico

L’elegante ambientazione della Locanda nel Borgo Antico

Locale storico per antonomasia quello della Brezza (0173/56354),custodito all’interno dell’hotel

Ristorante Brezza-tartufo Bianco

La splendida veduta dal terrazzo del Brezza

Barolo dove poter anche pernottare, la cui origine risale al lontano 1910. Non stupisce nessuno, quindi, come la maestria secolare nel tirare la pasta a mano, siano essi Tajarin o agnolotti al Plin, probabilmente non trova eguali in zona. Locale, a differenza degli altri in paese, dotato anche di spazi generosi ( quando il tempo lo permette, l’ampia terrazza arriva a contenere 150 commensali) o nell’ambiente interno, più contenuto, ma ugualmente capace di ammaliare con gli aromi autunnali del cardo gobbo, di brasati e selvaggina, sino a monsieur Tartufo. Il solito bouquet di antipasti piemontesi, il carrello dei formaggi con cui deliziarsi con la cugnà rigorosamente fatta in casa, un’ampia carta dei vini e una mezza dozzina di dolci impagabili, chiudono la ghiotta offerta.

La Cantinetta-Barolo

Tartufo protagonista nella cucina della Cantinetta

Non mancano, però, anche alternative non meno intriganti a prezzi più modesti. In pieno centro Barolo, ad esempio, potrete trovare un ambiente familiare quanto accogliente alla La Cantinetta (ex ristorante Brezza, telefono 0173 56198), dove i fratelli Chiappetto, da più di 20 anni rendono lustro alla cucina tradizionale locale, talora rivista moderatamente, proponendo il meglio delle Langhe a tavola. Dopo una mezza dozzina di antipasti, eccoci ai Gnocchi al Castelmagno, inimitabili Tajarin fatti a mano al plin, uovo in pasta, ma anche anatra glassata  o cinghiale al Barolo, l’imperdibile Finanziera, la trota salmonata dei torrenti in zona, le loro più riconosciute proposte, impreziosite da una disponibilità, su richiesta di tartufo bianco.
Rimanendo in via Roma ecco Rossobarolo Osteria e Ospitalità  (0173 56133), ristorante

Rossobarolo-tartufo-bianco

Opere d’arte esposte e a tavola al Rossobarolo

relativamente giovane, ha da poco festeggiato i 10 anni, dove immergersi nella cultura gastronomica del territorio: vitello tonnato, lingua al bagnetto verde, l’immancabile carne cruda battuta, ma anche  peperoni ripieni, lo sformato di topinanbour con salsa di acciughe, la parmigiana di melanzane con raschera d.o.p., pomodorini e bagnetto verde, per iniziare. Poi via alle danze con i piatti importanti, con il Barolo ad accompagnare ovviamente risotto e brasato, gli attesi plin all’arrosto o burro e salvia,  gnocchi di patate al raschera di alpeggio,  i tagliolini al ragù di salsiccia, il bollito e la trippa in umido, la Finanziera, sino ai taglieri di salumi o formaggi, per concludere adeguatamente con dolci imperdibili come  la torta di nocciole delle Langhe con zabaglione al moscato, semifreddi originali, torta di pere al cioccolato, il classico,  pere martine al Barolo e la celebre torta della Marchesa. Il tutto, talvolta rivisto, ma sempre nel rispetto di sapori che non hanno particolari esigenze di novità, in un contesto elegantemente rustico, impreziosito dall’esposizione delle opere di artisti locali e non. Per maggiori info.

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Una veduta dell’Osterie de La Cantinella e il suo dehors

Sempre in Paese, in via Acqua Gelata, ecco l’ Osteria La Cantinella (0173/56267). Anch’esso nato a metà degli anni 90′ dalla felice intuizione della barolese doc Nella Cravero, il locale nasce dall’adeguamento di una casa privata divenuta dapprima una trattoria-vineria dove gustare pietanze casalinghe e poi, sulla scorta del successo, un ristorante di tutto rispetto, sempre figlio delle tipicità della Langa albese. Anche in questo caso, come per i precedenti, oltre ad una calda saletta da 35-40 persone, un piacevole dehors, dove, nella bella stagione, gustarsi il fresco e il panorama del Castello.
Il tutto potendo scegliere fra 2 menù degustazioni,  quello della “buona forchetta” e del “buongustaio“, senza dimenticare la possibilità di scegliere alla carta, come apprezzabile è anche la possibilità di ordinare la mezza bottiglia, potendo spaziare tra centinaia di Barolo ( con annate sino al 1990), ma anche Barbera e Dolcetto, potendo gustare vino di qualità ma in modica quantità. Barolo protagonista anche a tavola, dove fa bella mostra di sè anche nel risotto, con la salsiccia, ma ugualmente stuzzicanti le acciughe al verde o il Brasato.
Sempre a Barolo, nella frazione di Vergne, che dall’alto della sua cima troneggia sulla sottostante Barolo, sorge il Ristorante del Buon Padre(0173/56192). All’interno di un edifico storico, dove trova alloggio anche un negozio di prelibatezze alimentari dove trovare di certo preziosi doni per parenti e amici, ecco questa locanda preziosa. Padrone di casa la famiglia Viberti, da un paio di generazioni capaci ristoratori quanto vignaioli barolisti, consumati condottieri di un luogo dove il cibo è tradizione all’insegna della stagionalità dei prodotti. Dalla piccola cucina visibile dalle sale escono piatti unici, ordinabili da un menù contenuto quanto sempre rigorosamente preparato sul momento. Fritto misto alla piemontese, carne cruda battuta al coltello, peperoni con la bagna càuda, gli immancabili Tajarin e agnolotti, ma anche lepre in salmì, coniglio al Nebbiolo, Brasato al Barolo, categoricamente fatte sul forno a legna e una fonduta tale da farla celebrare  dal  pittore Oreste Tarditi con un quadro, affisso all’ingresso, che riporta una dedica tanto significativa quanto sincera:

Di una donna magari tu ti stufi, ma non della fonduta con i tartufi, fatta di uova, latte e cacio, deliziosa come il primo bacio

Per maggiori info, vai al sito del ristorante.

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Al Buonpadre la cucina si coniuga felicemente con il paesaggio

La repubblica di Perno

Uno dei complimenti più lusinghieri per questo locale, quello del quotidiano “La Stampa” che, in un articolo, la definiva un’autentica trattoria delle Langhe, ma per davvero.
Se siete in cerca, dunque, dei piatti come cucinavano (bene) le nostre nonne, di vivere il pasto come momento di convivialità autentica, di una dimensione in cui conta più il contenuto che la forma, allara la Repubblica di perno fa per voi.
A neppure 5 minuti da Barolo, nei pressi di Monforte d’Alba, questa osteria moderna capace di riproporre con efficacia la tradizione langarola.
Ai fornelli Marco Forneris, allievo del fratello di Arpino, non con in talento della scrittura ma non meno artista del fratello.
Proposta genuinamente coerente con il territorio che rappresenta, con tutto quanto fa Piemonte in tavola: vitello tonnato, finanziera, agnolotti al plin, ma non manca neppure il tartufo bianco, con alcune robiole che lo accompagnano alla perfezione E bella scelta enoica.

Dove Dormire a Barolo

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