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Asti

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Capoluogo dell’omonima provincia, Asti coniuga felicemente alla storia millenaria un patrimonio eno-gastronomico difficilmente eguagliabile.

Guida Turistica ad Asti

Nonostante una superficie relativamente poco estesa, Asti rappresenta una cittadina dal patrimonio storico-culturale di tutto rispetto, ricca di una cultura eno-gastronomica di primaria importanza non solo in ambito regionale e caratterizzata da eventi in grado di calamitare decine di migliaia di visitatori ogni anno. Circondata da dolci colline, il suo nome è noto a livello mondiale per la produzione di spumante (ma non solo) e per aver dato i natali ad uno dei drammaturghi più importanti d’Italia, Vittorio Alfieri, da cui prendono il nome Teatro cittadino e Casa Natale.
Ribattezzata la città delle 100 Torri, merita senz’altro passarci almeno un paio di giorni.

Origini storiche

  • Le origini

Nonostante molti ne riconducano l’origine ai Romani, quando veniva identificata come il centro di Hasta Pompeia, in realtà i primi ad abitare queste incantevoli terre furono i Liguri. Più precisamente gli storici concordano sul fatto che le popolazioni stanziate originariamente nel sud-Piemonte provenivano, percorrendo le vie dall’acqua, in parte dalla Provenza ( successivamente per poi fondersi con i Celti), mentre in parte si trattava di nuclei riconducibili ai villanoviani-etruschi, che nell’VIII sec. a.c. la raggiunsero, arrivando da Sud.
Il primo incontro con la potenza romana avverrà solamente nel corso delle guerre puniche, quando le Alpi ospitarono la calata delle truppe di Annibale, e i popoli liguri-celti si schierarono a fianco dei Cartaginesi, e, dove Roma annetteva territori, spesso opponendovi una fiera resistenza.
Una resistenza ancora oggi testimoniata dal termine  Vallarone ( in latino vallis latronum) cioè valle dei banditi, poiché nelle valli che correvano parallele alle grandi strade romane, trovavano rifugio bande di partigiani o ladri che prendevano di mira i convogli di vettovagliamenti diretti alle guarnigioni romane.
Una resistenza quella dei locali inizialmente vincente, grazie anche alla particolare morfologia del tempo di Piemonte e Valle d’Aosta, caratterizzata da foreste millenarie (dove sorgevano pochi villaggi realizzati da abitazioni lacustri su palafitte o, sulla terraferma, ma di norma sempre su alture visto che le pianure erano ancora umide e acquitrinose), ma col tempo andata ad affievolendosi, con gli invasori che incendiarono buona parte del patrimonio boschivo, per poi deportare in massa, chi catturato, sui rilievi abruzzesi ( 180 a.C.).

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Una ricostruzione della geografia della regione al tempo dei Romani

  • Toponomastica astigiana

Come premettevamo, nonostante usi e costumi comuni, i Liguri-Celti che popolavano l’antico Piemonte, rappresentavano diversi nuclei.
Più precisamente alto Monferrato e sulle rive di Tanaro e Bormida troviamo gli Statielli, nella zona tra Bormida e Po vivevano i Vagienni, tra Stura ed Orco ecco i Venoni, in val Bormida gli Eburiati, mentre nella zona del novese e acquese avevano dimora gli Ingauni.
Non sorprende, quindi, come i nomi degli abitati della zona riflettano questo pot-pourri di popolazioni:
basti pensare come i centri che finiscono in -ASCO, come Revigliasco, di norma sono di origine ligure; qualora finiscano in ATE ( Bramairate), AGO e IGO sottendono una fondazione celta, in ANGO, INGO o ENGO ( come Aramengo, Scurzolengo) tradiscono una origine germanica e, infine, come Calliano, Albugnano, se terminano in ANO, ANA sono di matrice romana.

  • Il periodo romano

Terre in cui si coltivava dell’ottima vite e ulivi ( ve ne sono ancora tracce nella zona di Pino d’Asti), ma anche ricche di allevamenti di bestiame, con conseguente lavorazione e conservazione della carne per la produzione di formaggi eccellenti, floride di botteghe specializzate nella lavorazione di ceramiche, legno e vetro, un paesaggio favorevole alla caccia e alla relativa concia di pellicce, naturalmente non poteva non solleticare gli appetiti dell’Impero romano.
E così, a seguito della battaglia del 174 a.C. di Caristo d’Acqui, con la quale sconfissero gli Statielli, l’aquila imperiale capitolina iniziò a sventolare anche in Piemonte.
La presenza stabile dei Romani, ovviamente, rendeva necessario disporre di un castra (una sorta di accampamento fisso e fortificato) e la scelta, per via della sua posizione geografica, ricadde su Asti, individuato come un centro funzionale al controllo dei passi alpini e appenninici e utile come tappa di sosta per un traffico militare sempre più intenso. Sarà proprio questo a determinare la nascita di numerose locande ed osterie, adibite al ristoro dei soldati e dei numerosi viaggiatori ( si, già allora) in transito da e per le Gallie.
Così come per tutti gli altri analoghi insediamenti militari, anche Asti finì per esercitare una forte attrazione per una moltitudine di attività commerciali, assumendo il titolo di colonia nell’89 a.C. e, soli 40 anni dopo, acquisendo la facoltà di riscossione di tributi. Il nuovo centro venne battezzato, dal nome del console Cneo Pompeo Strabone, Asta Pompeia.
Secondo gli storici sede del comando militare il Castello dei Valloni( nei pressi dell’attuale Duomo), per un’amministrazione cittadina che veniva demandata a: una coppia di magistrati (duoviro) per le questioni civili, un preside della provincia per quelle penali e 6 togati, detti i serviri, per ciò che concerneva l’organizzazione e gestione di feste, giochi e culto.
Relativamente a quest’ultimo aspetto, sembra che sorgessero due templi, uno dedicato a Giunone, l’altro a Giove. Forse anche un terzo edificio sacro, consacrato a Nettuno.
Un’importanza, quella della neonata città astense, che crebbe in breve, come testimoniano la tante citazioni letterarie e non, su Asta Pompeia.
Una lapide, ad esempio, trafugata dall’imperatore Carlo V in Germania, testimoniava il transito di Giulio Cesare ad Asti, mentre le sue prelibatezze eno-gastronomiche erano celebrate già da Polibio, Columella, Strabone e lo stesso Plinio il Vecchio (che tesseva le lodi anche dei calici realizzati ad Asti e Pollenzo).
Non meno Livio, esaltava la bontà dei vigneti locali, scrivendo:

I Galli scesero in Pianura padana attratti dalla bontà dei suoi vini

Cosa vedere ad Asti

  • 1 Le sue Torri

Nella città ribattezzata delle “100 torri”, impossibile non partire da un qualche torrione e nel caso la scelta ricade sulla Torre Troyana o dell’orologio.
Dall’alto dei suoi 44 metri troneggia su Piazza Medici e la sua campana, se nell’ottocento fungeva per segnare ore, entrata scuole e ritirata notturna, qualche secolo rappresentava un riferimento ancora più importante, con i suoi solenni rintocchi che segnavano chiusura botteghe e addirittura pubbliche esecuzioni comminate in piazza.

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Un particolare che esalta le ampia aperture bifore alla sommità della torre.

Nella sua area basale iniziata tra 1100 e 1200, fu la famiglia Troya, espressione nella nascente ricca borghesia cittadina di banchieri subentrata all’antico patriziato di un tempo, a ultimarla con la tripla biforatura e la merlatura spiovente. Successivamente di proprietà della famiglia degli Asinari, passò poi ai duchi d’Orleans e nel 1422 Filippo Maria Visconti, come amministratore della Contea di Asti, la assegnò al Comune, divenendo torre civica e sede di molti uffici amministrativi e rimanendo tale anche con l’arrivo dei Savoia a metà 500′.
Pur  visitabile( basta la semplice Asti card) solo da Aprile a Ottobre e con un minimo sforzo, risulta di grande impatto anche dall’esterno e la sua cinquecentesca campana rappresenta la più antica ad essere ancora funzionante, nello scandire le ore.

Non meno carica di fascino la Torre Rossa o di San Secondo. Si tratta di un edificio romanico, il cui nome potrebbe derivare dal tipico rosso dei mattoni e che, a sentire la leggenda, sarebbe stato la galera che avrebbe ospitato il patrono della città, San Secondo, prima del martirio. Questo perché in una sua prima edificazione, risalirebbe addirittura al I secolo a.C. , mentre l’ultimazione in tufo e mattoni è databile circa ad un millennio dopo.
Di impianto tipicamente romano, con la sua base a 16 lati, l’edificio termina con una pregevole fascia, interrotta da mattoni e tufo, in policromia bianca e rossa.
Attualmente non visitabile, all’interno cela un altarino con un’immagine marmorea di San Secondo, originariamente conservata in una cella sotterranea, oggi murata per ovvie ragioni di stabilità. Era in questo antro che, secondo un’antica leggenda, sarebbero affiorate due sorgenti miracolose, nate a seguito della visita di Cristo a conforto del prossimo condannato a morte.
La demolizione di una serie di costruzioni che la “soffocavano” negli anni 30′, comunque permette anche dall’esterno di ammirarla in tutta la sua bellezza anche dalle fondamenta. Attualmente, o meglio da 700 anni svolge la funzione di campanile per l’adiacente chiesa di San Secondo.

Altra torre meritevole di uno sguardo è la Torre Comentina (anche se le ultime ricerche tenderebbero ad attribuirne la paternità alla famiglia Gardino, casanieri attivi in Savoia,Lorena e Germania) con quella dell’Orologio, l’unico torrione giunta a noi intatta.
Sita in Piazza Roma, rappresenta, con i suoi quasi 40 metri(38,55 metri, per l’esattezza) la torre più alta della regione, e attualmente si presenta inglobata, in luogo della originaria chiesa di S. Benedetto prima e di un museo napoleonico poi, un edificio neoclassico molto più recente, il Palazzo Medici del Vascello, che pur dividendo in tema di stile, difficilmente non rapisce lo sguardo del passante.

  • 2 Musei e Palazzi

Varrebbero il prezzo del biglietto già solo le bellezze di  Palazzo Mazzetti, sito adibito all’organizzazione di mostre temporanee ( ultima quella di Chagall) e all’allestimento di laboratori e eventi, spesso, dedicati a scolaresche e bambini.
L’edificio barocco, che si affaccia su centralissimo corso Alfieri,  probabilmente eretto nel 1300, inoltre è sede del museo e della pinacoteca cittadina.
Al livello inferiore, oltre al salto nel tempo con le dispense e la ghiacciaia di un tempo, troverete l’area archeologica, “Souvenir m’en doit“, salendo ad accogliervi nei bellissimi saloni le collezioni cittadine, ricche, ad esempio, delle opere lignee ed in avorio del Bonzanigo, i preziosi tessuti antichi della collezione Gerbo, i tanti manufatti orientali di quella del Contrammiraglio Guglielminetti e, infine, molti affreschi della scuola piemontese di 600 e 700, gran parte della produzione dell’ottocento astigiano e di Pittatore, in particolare.

Con lo stesso biglietto cumulativo ( 8 euro il suo costo) del “percorso musei ” accesso consentito anche al Palazzo Alfieri, settecentesca residenza in stila barocco che ha visto l’omonimo poeta abitarci. Al suo interno il muso dedicato al celebre artista, con una selva di oggetti a lui appartenuti: manoscritti, cimeli personali, bastoni, il tutto accompagnato da pannelli descrittivi dell’esistenza dell’autore.
Attuale sede del centro studi alfieriani, cela anche un pregevole giardino interno.

Imperdibili, siate amanti di ippica o meno, il Museo del Palio, interessantissima iniziativa inaugurata solo nel 2015. Dove si trovava, un tempo, l’archivio storico cittadino, a Palazzo Mazzola, in centro e a due passi dall’altrettanto imperdibile Cattedrale cittadina, ora trova alloggio la Sancta Sanctorum di una corsa, le cui origini si perdono nel tempo e, grazie al quale, poter percorrere la storia non solo di una manifestazione, ma, più probabilmente, di unna città e della sua gente.
Qui non mancano i documenti, i drappi, le locandine d’epoca, i costumi spesso antichissimi e inediti, sui personaggi, le stagioni, i cavalli che hanno fatto la storia del Palio più antico d’Italia. Il tutto reso ancor più coinvolgente dalla presenza di utilissime postazioni multimediali.
Un itinerario che si snoda attraverso le 3 sale situate al piano terra, arricchite da antichissimi documenti che narrano le vicende medievali dell’Asti al suo apice, abiti del tempo e accurati pannelli descrittivi, utili a ripercorrere in sintesi 7 secoli di corsa. La seconda sala, invece, si rivela, agli occhi del visitatore di passaggio, per far luce su regolamento della gara, caratteristica della pista, significato del palio e tante altre curiosità di varia natura.
Inoltre, accanto all’area permanente, anche una dedicata ad esposizioni temporanee, spesso riservate a specifici, e più contenuti, periodi storici della manifestazione.

Conosciuta da pochi e, purtroppo, sottovalutata dagli stessi astigiani ecco l’Arazzeria Scassa. Fulgido esempio dell’alto artigianato italiano, una rara perla di certosina capacità manuale che ci invidia il Mondo.
Per comprendere dinnanzi a cosa siamo, basti pensare che si tratta di una delle due uniche arazzerie esistenti sul pianeta attualmente e sia l’unica ancora ad adottare la tecnica dell’alto liccio. Solo assistendo all’affascinante spiegazione della lavorazione si comprende l’impegno e la competenza che è dietro ad ogni singolo centimetro di opera, considerando che un metro quadrato realizzato può richiedere anche 500 ore di lavoro.
Per visitare questo unicuum nel panorama nazionale occorre prenotare e recarsi nei dintorni di Asti, presso la certosa di Valmanera, antico monastero ora diviso in area scolastica e laboratorio di arazzi.

Sempre con la Asticard, accesso in totale autonomia, accedendovi da via Varrone,  alla Domus Romana. Escursione di breve durata, ma non per questo trascurabile, sia per le modalità di accesso, sia per la possibilità, percorrendo un piccolo percorso sopraelevato, di farsi un’idea di una casa romana di una colonia di un tempo.
Apprezzabile il mosaico pavimentale che, in seno al triclinium (sala da pranzo) decorava l’abitazione, abbellito da disegni di animali e forme geometriche,  in verde, giallo, bianco e nero. Inoltre di rilievo alcuni frammenti del perimetro murale e l’originario sistema di riscaldamento a pavimento.

Cosa fare ad Asti

Seppur caratterizzata da tutta una serie di eventi nel corso dell’anno, due sono le date assolutamente da circolettare relativamente alla patria di Vittorio Alfieri. Evidenziata una data, non dovrete neppure cambiare pagina di mese nel calendario, trattandosi del week-end successivo. Parliamo del Palio di Asti e il Festival delle Sagre.
Nonostante in pochi lo sappiano, il Palio astense rappresenta la più antica corsa di cavalli d’Italia (ancora più remota rispetto al più celebrato palio senese), avendo origine medievale, essendo sorta in occasione delle celebrazioni del patrono cittadino, San Secondo, festeggiamenti che si chiudevano con una corsa di cavalli montati a pelo, ossia senza l’ausilio di sella.
Si tratta di un evento che si ripete ininterrottamente dal lontano XII secolo, anche se le prime notizie scritte della corsa, a penna del cronista Guglielmo Ventura, risalgono a fine 1200.
Uno scritto in tema, che se ci fosse bisogno di documentare come la rivalità tra Asti ed Alba si trascini da secoli, sottolinea testualmente:

sicut fieri solet Ast, in festo Beati Secundi

 

rievocando un fatto storico, cioè che, come consuetudine per gli Astigiani in occasione dei festeggiamenti di San Secondo, corsero provocatoriamente  il Palio sotto le mura dei nemici albesi, facendosene beffe e distruggendo tutte le vigne circostanti.
Un susseguirsi di emozioni che ha visto solo due lunghi stop, uno nel 1800, per ben 7 decenni, e lungo trent’anni nel periodo fascista, quando come tutte le manifestazioni locali( ad eccezione del Palio di Siena, merito, secondo alcuni, della larga influenza di alcuni gerarchi toscani) venne abolita, per volere del Duce.
Una competizione, originariamente corsa percorrendo la contrada maestra ( ossia l’attuale via centrale, corso Alfieri) e che dal 1967, invece, ha luogo all’interno di un circuito, da qualche anno ricavato all’interno di Piazza Alfieri. Il Palio, disputatosi per anni ogni terza domenica di Settembre, dal 2017 è stato spostato nel primo week-end dello stesso mese.
Così come per altre manifestazioni analoghe, la kermesse vive il suo culmine nei giorni precedenti la domenica, giorni nei quali hanno luogo le prove ufficiali, e che, vede la corsa di una competizione minore, ma non meno seguita dagli Astigiani, denominato il “palio degli scudieri”, atta alla maturazione dei giovani fantini, per chiudere, di norma la sera prima, con la cena propiziatrice che, fra buon vino e canti, vede ogni rione  a tavola per una serata di convivialità , che funge non meno da cena augurale.
Prima della corsa, infine, nella messa del mattino, in ogni chiesa del rione, da parte dei parroci benedizione a fantino e animale, con la celebre formula, mutuata dalle contrade toscane, “Va e torna vincitore”.

Palio-Asti-Tartufo-bianco.it

Un’emozionante momento del Palio

A contendersi l’agognato vessillo, dopo aver percorso per 3 volte la circonferenza della piazza, per una lunghezza di 1350 metri, uno dei 21 partecipanti, costituiti da rioni, borghi cittadini e comuni limitrofi
(tra i quali centri di buone dimensioni come Nizza, Canelli, Moncalvo, San Damiano, ma anche realtà più piccole quali Castell’Alfero, Baldichieri e Montechiaro).
La gara vede tre prime batterie da 7 contendenti, per poi chiudersi con una manche finale, a cui accedono i primi tre classificati di ogni gara iniziale. Ogni altra informazione storica, regolamentale o turistica la trovate sul sito istituzionale della manifestazione.

Non meno affollata, anzi, la manifestazione gastronomica che segue al Palio. Si conta, infatti, che la tradizionale fiera culinaria che si tiene in piazza del Palio, una manifestazione unica nel suo genere, vede una presenza di più 200 mila persone ogni anno.
Una cifra enorme per una città che arriva, a stento, a 80 mila abitanti.
Non sorprendente, però, per chi conosce la sagra e l’offerta quasi infinita di specialità locali che la affollano. In questa occasione, infatti, il tutto accompagnato da un sfilata storica che vede ai nastri di partenza più di 3 mila figuranti, a piedi o a bordo di curatissimi carri, fondamentali ai fini della rievocazione che ogni Pro Loco, attingendo alla tradizione, gli usi o la storia locale, porta in scena, sono ben 41 i paesi che partecipano, ognuno con il proprio menù di delizie locali.
Un esercito di cuochi e volontari in grembiule che, con un’offerta di quasi 100 piatti, permetterà di fare un completissimo excursus nella cucina locale, tra selve di dolci, primi imperdibili, prelibati secondi e sfiziosi dolci: dai popolarissimi agnolotti d’asino, all’immancabile vitel tonnato o carne cruda, a tajarin in tutte le salse, fritto misto, tomini elettrici, Polenta, Bagna Caoda, Baciuà, trippa e il gran bollito moncalvese, tinche in carpione e lumache fritte, robiola di Roccaverano e riso o salsiccia al barbera, ce n’è per tutti i gusti
E anche in questa occasione per chi vive per il tartufo, immancabili le tagliatelle all’uovo con trifula locale proposto da Cortazzone, il riso al tartufo di Montechiaro, l’uovo al tegamino con tartufo e polenta di Montiglio.
Insomma, nonostante la file chilometriche che vi attenderanno, il sole cocente che non vi darà tregua per l’intera giornata e la sistemazione di fortuna per mangiare, non andarci sarebbe una vera follia!

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Nell’immagine il depliant delle sagre delle edizioni di qualche anno fa

 Dove mangiare ad Asti

Il Campanarò

Il trittico di propositi con il quale apre il suo sito “Tradizione, Ospitalità e qualità” viene assolutamente onorato dal ristorante “Il Campanarò”.
Si tratta di un locale situato nella via principale che, nei 10 anni di attività, ha saputo ritagliarsi una fama importante nella geografia gastronomica cittadina e non solo, grazie alla passione ed alla professionalità che anima i suoi gestori.
Prodotti a Km.0, menù sempre realizzati in considerazione della stagione e cucina piemontese esaltata anche nei suoi piatti più popolari, ma non per questo meno straordinari.
Accanto, quindi, a immancabili classici della tradizione culinaria locale come l’insalata russa, carne alla monferrina o sformati di verdura, potreste assaporare proposte meno comuni oggi quali zuppa di ceci e costine, il fiore occhiello del locale ossia la trippa, i capunet ( involtini di verza) e sempre di cavolo, i sancrau.
Non c’è che l’imbarazzo della scelta tra i primi, come gli agnolotti “gobbi”, dalla rotella con cui vengono tagliati, ravioli di ogni tipo ( dal radicchio e Castelmagno alla robiola e borragine), infinite proposte con i gnocchi, ma anche tagliolini e persino lasagne di merluzzo.
In una terra famosa per la qualità delle sue carni, ovviamente, tanta roba anche tra i secondi, normalmente ancor più valorizzati dalla cottura lenta e da un’aromatizzazione al vino, come avviene per lo Stracotto all’Arneis, la Faraona al Moscato, ma da provare anche il cinghiale alle prugne, polpette su crema di peperoni o il coniglio in un’infinita di ricette.
Notevole anche la carta dei dolci, sempre con l’attenzione rivolta alla tradizione locale come dimostrano mousse di castagne e cioccolato fondente, il budino di pere( ma anche il bonet bianco) e gelato di cannella, le mille bavaresi di frutta fresca e le mai scontate crostate.
Inutile sottolineare come non manchino a nobilitare ancor più la proposta del locale, quando la stagione è propizia,  i tartufi bianchi, presentati nelle versioni più classiche, ma anche più ideali, per sublimarne il sapore unico. Sia che lo spolveriate sulla carne cruda, che ci condiate i classici Tajarin o semplicemente che li accompagniate con un semplice uovo preparato in cocotte, farete con i vostri amici un figurone.
Un servizio da ristorante superiore e una carta dei vini ricca di etichette importanti e vini di spessore completano un’offerta all’altezza, anche in relazione ai prezzi più che onesti.

Locanda del Sant’Uffizio

Citazione d’obbligo per il ristorante dell’omonimo Relais.
Come sottolinea lo stesso sito della struttura, a testimoniare l’assoluto livello della cucina della Locanda, la presenza di chef Enrico Bertolini, il cuoco più stellato d’Italia. Per lui parlano i numeri: prima stella Michelin a soli 29 anni, la seconda due anni dopo e, nel 2017, la definitiva consacrazione con ben 4 stelle Michelin ai 3 locali che dirige, la Trattoria che porta il suo nome, il Ristorante Casual ed il lussuoso Glam, sito nel Luxury hotel Palazzo Venart a Venezia. Infine la stella alla Locanda del Sant’Uffizio.
Qui, in quella che , un tempo, era la limonaia del monastero, una cucina d’autore, seppur incentrata sulla tradizione e sulle perle gastronomiche locali, su tutte il tartufo bianco, esaltato da ricette ideate al fine di valorizzarne al massimo l’unicità.
Di pari livello, una cantina, ribattezzata come “Teatro del vino” che, evitando l’affollamento in nome della qualità assoluta, presenta “sole” 300 etichette, tutte di assoluto livello.

I tre colli

A pochi chilometri da Asti, a Montechiaro, paese noto per una Fiera Nazionale del Tartufo che da anni riscuote una grande popolarità, a valorizzarlo al meglio ecco I Tre Colli.
Il suo sito, con legittimo orgoglio, rammenta come si tratti di un locale davvero storico. Nasce, infatti, con locanda con tanto di stallaggio nel 1898 e dopo 95 anni, nel 1993, è la famiglia Gavello ad acquistarlo e gestirlo con consumata maestria.
Venticinque anni di attività finalizzati a valorizzare le tipicità del territorio, accogliendo i clienti in due salette frescamente colorate o anche nel terrazzino con vista Monferrato, accessibile nella bella stagione. Piatti piemontesi nell’anima e , nei mesi più freddi, direttamente consegnato dai nottambuli trifulau del paese, tartufo bianco sino a togliersene la voglia.

Dove Dormire ad Asti

Pur mancando di un 5 stelle o di una qualunque soluzione superiore, Asti propone a chi la visita un’ampia scelta di hotel, un po’per tutte le tasche, oltre a decine di B&B e agriturismo, ugualmente in grado di far trascorrere il soggiorno ideale.
Partendo dai primi, due le strutture a 4 stelle, entrambe vicinissime al centro, ancor di più alla stazione e praticamente una in faccia all’altra. Parliamo dell’hotel Palio e l’Aleramo.
Entrambi offrono servizi analoghi, con belle camere dotate di tutti i confort, servizio di baby-sitting e possibilità di avere animali di piccola taglia. Il Palio dispone di un qualitativo ristorante interno, a differenza dell’Aleramo, che, però, mette a disposizione della propria clientela 3 junior suites.
Insomma, per chi vuole rimanere in città, due ottime scelte in rapporto qualità-prezzo.
Scelte altrettanto valide, pur scendendo di categoria sono l’Hotel Lis e il Rainero. Leggermente più decentrato il primo (anche se sempre molto vicino al centro e affacciato sul parco cittadino), praticamente confinante con Palio e Aleramo, il Rainero.
Due tre stelle assolutamente da consigliare, con il Lis che, oltre ad una serie di camere confortevoli ( non mancano le soluzioni per famiglia con ben 35 mq di ampiezza o quelle comunicanti), mette a disposizione dei propri ospiti il servizio baby-sitting, una navetta e trasferimento dall’aeroporto e tratta opposta, così come sobriamente eleganti la sistemazioni al Rainero, con un ventaglio delle 50 camere, che va dalla singola alla quadrupla. Entrambi accolgono piccoli animali, ma non dispongono di un servizio ristorante interno, pur vantando numerose convenzioni con i locali adiacenti.
Infine, per chi mette a budget una cifra più contenuta, l’Hotel Cavour, un due stelle che, seppur immerso in una strada vivacemente trafficata, gode di una buona posizione e la selva di B&B e Agriturismo che completano la già ampia offerta.

Relais Sant’Uffizio Welness & Spa

Impossibile, parlando di strutture alberghiere nel circondario di Asti, non partire dal Relais del Sant’Uffizio.
Dalle ceneri di uno dei migliori ristoranti della regione, ” Da Beppe”, meta per decenni di vip di ogni risma, ora sorge una struttura in grado di rispondere alle esigenze anche dei clienti più esigenti ( e danarosi). Cinque le tipologie di camere proposte: le Classic, le Prestige e una serie di suite straordinarie, quali la Deluxe e Deluxe Family ( le uniche con accesso diretto alla Spa), la Paolo III e la Sant’Uffizio, tutte caratterizzate, però, dalla stessa attenzione e maniacale cura al particolare, al più piccolo dettaglio.
Quarantun stanze inserite, con armoniosa attenzione, nell’antico monastero, di cui si conservano molti dettagli originari e affreschi, restituiti all’antico splendore da un profondo restauro e un’attività manutentiva continua e professionale.
L’arredamento d’epoca e il pastello predominante nei colori, assicurano un confort regale quanto rilassante, per un’offerta invidiabile che si completa con la piscina, l’accesso ai campi da tennis e alla Spa della struttura.
A pochi metri dall’edificio principale, poi il Munfrà, ossia la recente appendice alla struttura principale, che mette a disposizione 13 camere altrettanto curate ed eleganti, potendo disporre ( su prenotazione) agli stessi servizi della struttura.
Non mancano le tante proposte food & wine, sport e cultura, ideate appositamente perché ogni soggiorno possa diventare un ricordo, di sapori ed esperienze, indelebile nel ricordo del cliente.
Quasi superfluo sottolineare come l’eccellenze del Sant’uffizio si rifletta anche sul ristorante che ha all’interno, recentemente stella Michelin e diretto da chef Enrico Berolini, chef che orgogliosamente il sito della struttura ricorda essere il più premiato cuoco italiano, nonostante la giovane età.
Completano l’offerta le due piscine esterne, il pool bar adiacente l’attrezzatissima sala meeting, la splendida Spa con un ventaglio ampissimo di trattamenti prenotabili, la suggestiva terrazza solarium e il parco del Relais.
Chicche finali le tante esperienze a disposizione, fruibili singolarmente, in coppia o in gruppo,dai tour di Torino o , in elicottero. delle Langhe, al Nordic Walking, preziose degustazioni con l’ausilio del maitre dell’hotel e caccia al tartufo, sino a lezioni personalizzate di cucina, così da impadronirsi dei segreti dello stendere la pasta a mano o delle altre straordinarie ricette piemontesi.

Locanda-sant'uffizio-skyline-tartufo-bianco.it

Una suggestiva immagine del contesto paesaggistico in cui è immerso il Sant’Uffizio.

 

Tenuta Castello di Razzano Relais di Charme

Per chi non vuole necessariamente restare in città, non mancano, nei dintorni di Ati, soluzioni per tutte le tasche, sovente in contesti paesaggistici, tali da ammirare davvero la fisionomia del MOnferrato.
Tra le proposte più prestigiose quello del Relais di Charme.
Percorrendo la strada per Casale, in frazione Casarello, località Alfiano Natta, ci imbattiamo nella sagoma austera del Castello di Razzano, a troneggiare in mezzo ad un oceano di vigneti e con la sua splendida piscina immersa tra i filari.
Parola d’ordine una sobri eleganza, con la ricerca dello stile in ogni piccolo particolare, dalle stanze o meglio suite, tutte dalla metratura invidiabile ( dai 48 mq delle Juniors i 120 delle 2 Senior Superior, quest’ultime all’interno del Castello) e dall’ottimo confort.
Completano l’offerta la colazione inclusa, la possibilità di accedere al ristorante interno ( solo per cena, nel quale chef Dajana permetterà anche all’ospite più esigente di familiarizzare con la grande tradizione gastronomica monferrina, Il Museo Artevino e la possibilità di acquistare prodotti, per un regalo difficilmente non apprezzato, allo shop del sito. Vini, grappe e anche un ottimo olio.

Castello di Cortanze

Rimanendo in tema di soggiorni da re, ecco un altro castello, quello di Cortanze.
Raggiungibile sempre in una 2o di minuti, anche in questo caso l’offerta è davvero all’altezza delle aspettative maggiori.
Oltre alla Suite Marchesi (di norma riservata agli sposi, con Jacuzzi e terrazzino circolare con vista mozzafiato), l’albergo mette a disposizione anche 6 suite junior, 3 con tipologia tripla e una doppia confort, tutte finemente dotate di arredi d’epoca.
Una dimora storica che vi consentirà di vivere come in una favola d’altri tempi.

Tenuta di Montemagno Relais & Wines

Rimanendo in tema di residenze da favola, circondato da dolci pendii, su cui riposano mollemente infiniti filari, in un suggestivo palazzo del 1500, ecco anche un Montemagno, a una 15 di chilometri da Asti, un altro relais che nobilita un territorio nato già di suo per incantare.
Sia che si tratti di una vacanza rilassante che di un evento aziendale ( è possibile organizzarvi meeting, congressi, riunioni o presentazioni grazie alla capienza sino a 70 persone), alla Tenuta Montemagno troverete la tranquillità che ricercate, sia che optiate per una camera della struttura o di uno degli arredamenti disponibili, sempre caratterizzati da una raffinata eleganza.
Il contesto paesaggistico, la splendida piscina a sfioro e il ristorante, aperto ai soli ospiti dell’hotel, completano un’offerta davvero totale.
La civetta sul comò, ossia il ristorante della Tenuta, infatti propone piatti d’autore che, partendo dall’enorme patrimonio gastronomico regionale, lo reinterpretano e rielaborano per adeguarlo ai gusti e all’esigenza del tempo.
A rendere questa struttura  una dei più invidiati  Boutique Hotels d’Italia, contribuisce non poco, naturalmente, anche la sua completissima Spa, Adhara, che destinata ai soli clienti offre una serie ragguardevole di trattamenti, comprendenti anche sauna e doccia con idromassaggio, per rigenerarsi dopo una giornata di escursioni.
Degustazioni, tour e anche un prestigioso allevamento di cavalli, con l’allevamento di puledri che, dopo ben 4 anni di addestramento in Svezia, sotto le attente cure del pluripremiato Campione Italiano Assoluto, Roberto Cristofoletti, vengon instradati alla carriera agonistica.
Team Montemagno horses, grazie all’utilizzo idi staffe personalizzabili al 100, frutto di una tecnologia esclusiva – come certificato da ben 3  brevetti internazionali ed un attestato di sicurezza, ha come primaria priorità la salute dei suoi esemplari.

Migliori Tour enogastronomici

Naturalmente nella città. il cui nome fa rima con Spumante e che rappresenta una delle terre più vocate al vino, non mancano le occasioni per momenti di degustazione e opportunità di visita ad una delle tante cantine che trovano casa nei dintorni.