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Alba

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Guida Turistica ad Alba

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Origini storiche

  • Le origini pre-romane

Una storia lunga ben 8 millenni, quella di Alba, il cui toponimo di derivazione ligure, alluderebbe ad una città bianca.
Sorse, infatti, in era neolitica, con i primi insediamenti, tali da realizzare un primo nucleo di villaggio preistorico, che con forme diverse, arriverà ad esistere sino all’invasione romana.
Si trattava di una comunità stanziale, dedita prevalentemente a caccia e agricoltura e solita vivere in capanne circolari. Le zone occupate, secondo gli esperti, i territori corrispondenti a Borgo Piave e la zona sulla riva sinistra del torrente Cherasca, in prossimità della confluenza con il Tanaro.
Una civiltà già progredita, come confermano gli utensili ritrovati, che testimoniano tecniche di lavorazione della ceramica, ad esempio, o l’impegno nell’allevamento del bestiame.
Nei millenni successivi, con la pratica della lavorazione di ferro e bronzo, si iniziò ad indicarli come Liguri, o per essere più precisi Liguri Statielli , un gruppo etnico di origine celtica, successivamente assorbito dai Galli, quando questi conquistarono la zona attorno al V sec. a.C.

  • Il periodo romano

L’arrivo romano, ovviamente, fu destinato a produrre importanti svolte nell’economia dell’abitato,ma anche, in pochi anni, ad accrescerne l’importanza.
È l’89 a.C. quando il centro, grazie all’editto emanato dal console Gneo Pompeo Strabone, ottiene la possibilità di fregiarsi della cittadinanza latina, venendo ribattezzata come Alba Pompeia, con il conseguente inserimento nella Regio IX Liguria e l’assegnazione alla Gens Camilia.
I vari rinvenimenti di quell’epoca, certificano come Alba costituisse una parte del fondamentale triangolo strategico e commerciale, i cui altri due vertici erano rappresentati da Pollenzo e Bene Vagienna. Un assetto tanto importante da portare alla realizzazioni di strutture urbane altamente sofisticate, come dimostrato dalla rete fognaria per eliminare i reflui nel fiume Tanaro o la costruzione di un loqueotto, indispensabile per convogliare le acque nell’abitato.
Così, come gli altri municipium dell’epoca, la popolazione di Alba Pompeia risultava composta da 5 diversi ordini di individui: al vertice, dai decurioni, ossia la classe abbiente, poi gli Augustali, i Cavalieri, i Liberti, e come ultimo gradino la plebe, suddivisa in collegia di arti e mestieri. Tra i collegi più diffusi, fabbri, i dendogradi, composto da chi forniva legname per abitazioni e navi e quello dei centonari, ossia coloro che lavoravano i tessuti, realizzando lane e stoffe.
Un’economia basata  prevalentemente su agricoltura e allevamento, con diverse note del tempo, una in particolare a mano dello storico Gaio Plinio Secondo, che narrano dell’esistenza di tecniche per la viticoltura progredite quanto vincenti. Città di Alba, inoltre, che ricorre nelle testimonianze dell’epoca non meno in occasione del passaggio di Augusto diretto nelle Gallie e per aver regalato i natali all’imperatore Pertinace.
Per chi ne fosse interessato importanti testimonianze del tempo sono ammirabili all’interno del Museo cittadino di scienze naturali e storia “Federico Eusebio”. Dalla documentazione epigrafica ed archeologica, emerge la vita di ceto medio-alto, numeroso in termini numerici, composto sia da gentes romane, che dai discendenti del primogenio nucleo celto-ligure..

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Una presumibile ricostruzione di Alba Pompeia, nella penna di F. Corni

  • L’età medievale

La caduta della dominazione romana coincide simbolicamente con l’epoca della costruzione delle grandi mura attorno alla città.
Dalle prime fortificazioni gotico-longobarde a quelle post-carolingie, l’abitato necessitava di una struttura difensiva, tale da renderlo attrezzato a far fronte alle periodiche scorribande di Ungari e Saraceni.
E nonostante il perimetro comunale rimarrà invariato sino ai tempi attuali, si succederanno, anche in epoca comunale, diversi tipi di fortificazioni. Strutture difensive che non impediranno il saccheggio ripetuto della città.
Imploso l’impero romano d’Occidente, si inizia nel 490, ad opera dei Burgundi, poi successivamente emulati da Rotari ed i suoi Longobardi e dai Franchi di Carlo Magno. Tutte vicende che porteranno alla nascita di un sistema feudale e dal trasferimento della sede amministrativa nella vicina Diano, località naturalmente meno esposta ai frequenti saccheggi.
Non risparmieranno la zona neppure i Saraceni, con un impoverimento tale, da convincere la locale Diocesi di Alba, ad un accorpamento con Asti e Savona.
Ovviamente tra i tanti conflitti dell’età di mezzo, infinita la rivalità con la vicina forza astense. Dapprima, attraverso l’alleanza con Carlo I d’Angiò rintuzzata, ma nei decenni successivi rimase Asti il nemico numero uno, vista la volontà di quest’ultima di usurpare ad Alba il dominio sulla valle del Tanaro.
Naturalmente ben al di sopra di questa contesa non poco provincialistica ne esistevano altre di dimensioni ben maggiori, come quella franco-spagnola che, nella metà del XVI secolo, vide Alba palcoscenico di numerosi scontri, acuiti con l’arrivo di Carlo V, combattimenti che determineranno nefaste conseguenze su monumenti e opere d’arte, esponendo la  città ad un triste teatro di saccheggi e devastazioni. Sarà la successiva pace di Cateau-Cambrésis, siglata nel 1559, a riportare anni di maggiore serenità, con il territorio finito nelle mani del casato mantovano dei Gonzaga, ereditieri di una situazione che la contesa aveva reso difficile, resa ancor più drammatica da una serie di terremoti avvenuti qualche anno prima.
Dominio Gonzaga destinato a durare meno di un secolo, poiché la città, oggetto delle mire espansionistiche dei Savoia, finì sotto assedio nel 1613, per capitolare però solo 15 anni dopo.
Dopo due anni, come se non bastasse, nel 1630 l’arrivo della peste, con l’inevitabile scia di morte e miseria.
Solo con l’investitura a provincia di Alba e la conseguente ripresa di commerci, mercati e fiere si assisterà ad una lenta ripresa, destinata a normalizzarsi nel 700′. Quest’epoca, infatti, segnerà una rinascita urbana, anche grazie l’edificazione di chiese di assoluto valore artistico quali quella dedicata ai Santi Cosma e Damiano o quella di Santa maria Maddalena, su disegni del Vittone.

Non mancarono, però, anche importanti costruzioni civili, quali l’ospedale di San Lazzaro, a firma dell’architetto Di Robilant, così come si registra il fiorire di attività letterarie e artistiche, che vedranno protagonisti personalità come quelle di Silvio Pellico o Giuseppe Vernazza. A quest’ultimo, esperto di archeologia, il merito di aver rinvenuto nel letto del Tanaro, un cippo romano, una sorta di pietra di segnalazione, oggi conservato nel locale Museo.
Una storia quella albese ricca anche di testimonianze cristiane, come quelle che vedono San Dalmazzo, attorno alle metà del 200′, poco prima del suo martirio, visitare la cittadina, accompagnato da San Giovanni Presbiterio, nella sua missione di conversione dei pagani. Come si registra anche il passaggio, non meno sfortunato, di San Frontiniano che diretto a Roma in pellegrinaggio, si dice che esorcizzò una ragazza, prima di essere condannato a morte dal prefetto locale.
Da quell’episodio la tradizione che attribuisce al Santo la protezione dei fanciulli, con le mamme dei quelli ammalati, solite percorrere 9 volte un percorso nei pressi della Chiesa a lui dedicata onde ottenere la grazia della guarigione.

 

  • Napoleone e l’800

La fine del 700′, ovviamente, fu fortemente segnato dalla Rivoluzione francese, con la stessa Alba a plaudire alla svolta d’oltralpe, figurando tra le prime città ad abbracciare il credo giacobino, autoproclamandosi repubblica e tributando un’accoglienza festosa a Napoleone il 28 Aprile 1786.
Si trattava di un entusiasmo destinato a sopirsi in fretta, viste le non poche malefatte francesi, ricche di sangue, profanazioni di edifici sacri e monumenti.
La stessa chiesa di San Domenico venne trasformata in scuderia, come testimonia ancor oggi il colore delle volte, realizzato unicamente allo scopo di coprire i meravigliosi affreschi che celava.

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Nell’immagine lo scempio francese alla volta della chiesa di San Domenico.

Come se non bastasse, al fine di sostenere le spese militari, alla città venne chiesto l’esorbitante contributo di 123 mila lire, richiesta alla quale Alba rispose con l’invio di 2 ambasciatori che avrebbero dovuto far ragionare l’interlocutore e che si risolse con l’uccisione di uno dei due.
Tale assurda richiesta per le finanze della città,le quotidiane angherie ai danni della popolazione,l’oltraggio e il furto ad edifici e chiese, oltre, soprattutto, alla pretesa che i giovani maggiori di 19 anni si unissero obbligatoriamente all’armata napoleonica, sottraendo affetti e braccia alle famiglie, fecero ben presto venir meno le simpatie per Napoleone, convincendo molti, come era avvenuto un po’ in tutte le Langhe, ad entrare in una sorta di formazioni partigiane d’antan, le “barbets”, nate con l’intento di opporsi ai soprusi stranieri.
L’ennesima ricostruzione della città sarà merito dei Savoia, con Carlo Felice che fece sistemare la strada che conduceva a Savona e, sempre ad opera dell’architetto Busca ( sindaco di Alba per 4 anni), si occupò anchedi Via Roma, Piazza Savona, Palazzo Miroglio e del Teatro Sociale. Un rinnovamento urbano che rispecchierà quello sociale, con l’ascesa di una borghesia intraprendente, fatta di professionisti, tecnici e commercianti che costituiranno la classe dirigente ed amministrativa, facendosi promotori anche di Società di Mutuo Soccorso

  • Il 900′ e i giorni nostri

Ovviamente la storia albese del secolo appena trascorso riflette quella nazionale.
Trascorso il primo conflitto mondiale, la cittadina visse con scarsa adesione il ventennio, anche se in quell’epoca si segnala la nascita di importanti iniziative.
Nel 1929 prende il via la Fiera del Tartufo, viva più che mai ai giorni nostri e che annualmente richiama centinaia di migliaia di visitatori, molti dei quali stranieri.
Inoltre, sempre nel greto dell’eterna rivalità con la vicina Asti, giovani goliardi, chiamati  còche – daranno il via, in segno di polemica con il Palio astense, di una gara fra asini.
A testimoniare la vocazione antifascista di Alba, fu la prima repubblica partigiana costituitasi, così come narrerà lo scrittore Fenoglio nelle sue memorie, tanto da venire premiata di una medaglia d’oro al valor miltare, come tributo per la eroica attività partigiana che si condusse nei suoi territori.
Sempre su questo versante da segnalare anche l’attribuzione della più alta onorificenza riconosciuta dalla stato israeliano al locale Maresciallo dei Carabinieri, Carlo Ravera, che, con la moglie, nei mesi della Repubblica Sociale e occupazione nazista salvò dalla deportazione numerose famiglie di Ebrei destinati diversamente alla prigionia dei campi di concentramento.
Il dopoguerra, per giungere ai giorni nostri, vede Alba crescere economicamente esponenzialmente, grazie alla sempre maggiore valorizzazione dell’eccellenze locali, tartufo e vino in primis, di una costante crescita turistica e di un’impresa, leader mondiale nel proprio settore, quale la Ferrero.

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La pietra della memoria che ricorda il conferimento della medaglia d’oro al Valor civile per Alba

Cosa fare ad Alba

Spostandosi solo di qualche chilometro, da visitare assolutamente la Tenuta di Fontanafredda, dove, oltre a mangiare e pernottare, non mancano le possibilità di visita di ogni sorta.
Escursioni che non possono non decollare dalla visita alle cantine. Un affascinante itinerario alla scoperta di maestose cantine dell’800′, considerate tra le 100 più belle del Pianeta.
Solo su prenotazione, una visita che vi permetterà di familiarizzare con mastodontiche botti di rovere, tini di cemento e barriques, ancor oggi, destinate all’affinamento dei grandi rossi delle Langhe, Barolo in primis. Qui dove prenotare la propria visita guidata.
Non meno affascinane il percorso realizzato all’interno dell’ultimo bosco rimasto intatto nella Langa di Barolo. Inoltrandosi su incantevoli sentieri, al cospetto dello sguardo severo di piante secolari o della scanzonata vivacità di vigneti e noccioleti, il Bosco dei Pensieri, come richiama il suo stesso nome, è un percorso alla ricerca del territorio e, in ultima analisi, di sè stessi, un itinerario di (ri) scoperta, ove ogni tappa è contrappuntata da cartelli descrittivi del territorio, da un lato, e dall’altro, riportanti famose citazioni, suddivise per tematiche.
Chiusura d’obbligo per uno dei tanti eventi ( qui il calendario) organizzati periodicamente dalla Fondazione Mirafiore, autentica fucina di iniziative che muove, essenzialmente da tre direttrici: il Laboratorio della Resistenza permanente, le passeggiate letterarie organizzate in seno al Bosco dei Pensieri e la volontà di una crescita culturale collettiva, sempre obbligatoriamente gratuita e oferta anche in streaming. Naturalmente tante le iniziative anche pensate per scolaresche e i laboratori per i più piccoli.

Cosa vedere ad Alba

Oltre a rappresentare universalmente la capitale mondiale del tartufo (la sua borsa e la fiera che annualmente richiama centinaia di migliaia di visitatori parlano da sole), Alba merita una visita non meno per il suo ricco patrimonio artistico-culturale.
Non solo per il contesto paesaggistico delle Langhe (che, con Monferrato e Roero, è stata inserito, qualche anno fa, nella lista UNESCO dei beni Patrimonio dell’Umanità), ma anche per le numerose vestigia di un glorioso passato da ammirare, lascito di secoli di storia che hanno visto Alba protagonista dei maggiori avvenimenti della Regione.
Si parte, transitando per il cuore della cittadina, con il Palazzo che ospita attualmente il Comune.
A troneggiare sull’incantevole Piazza Risorgimento, a soli due passi dalla, ecco il Palazzo comunale, sorto su preesistenti edificio romani.
Non solo per ammirarne la facciata esteriore, ma soprattutto per scoprirne i diversi tesori celati al suo interno: fra i tanti, particolare attenzione ad una trecentesca Pietà e una tela avente per oggetto l’Adorazione. Inoltre, in seno alla sala del Consiglio Comunale, fanno bella mostra di sé un trittico di opere di notevole interesse. Dell’inizio del XVI secolo, una tavola avente per soggetto la Vergine con il Bambino di Macrino d’Alba, poi possiamo ammirare una pala, del secolo dopo, con la Madonna e il Bambino, raffigurati tra S. Giuseppe e S.Anna e ancora troviamo il Concerto, a firma dell’artista  italiano Mattia Preti.
Così come la vicina Asti, poi, anche Alba si caratterizza del soprannome di “città delle cento torri”, anche se degli innumerevoli modelli costruiti principalmente a scopo difensivo nei secoli scorsi, sono sopravvissute, poiché distrutte o ridotte e inglobate nei palazzi adiacenti,  solo 3 torri, tutte erette attorno al 1100.  Nessun problema di scarpinare, essendo tutte e tre ben visibili dalla centralissima piazza del Duomo e parliamo della Torre Bonino, di quella  Astesiano e della Torre Sineo.
Autentica chicca di una visita ad Alba, i diversi tour che consentono di inoltrarsi nelle sue viscere, alla scoperta delle sue origini più remote. Al seguito di una archeologo professionista, infatti, Alba Sotterranea vi condurrà in un insolito che muovendosi a ritroso nel tempo, vi farà conoscere  un altro aspetto del centro storico, potendo emozionarvi al cospetto del fantasma di vecchie torri medievali scomparse, della prima fonte battesimale e ancora più indietro, respirare l’atmosfera romana grazie alla scoperta del teatro,del foro di epoca romana e di un antico tempio pagano,attraverso un tour che vi condurrà in giro per la città e della sua anima più nascosta.

Vedere i musei di Alba

Il primo sito da non perdere, in pieno centro storico, è quello del  Museo civico archeologico e di scienze naturali F. Eusebio, che deve il nome al docente universitario albese che, a fine 800′,  ne curò nascita ed allestimento. Lo troviamo ubicato all’interno storico complesso della chiesa della Maddalena ( via Vittorio Emanuele II al civico 19).
Oggetto di un profondo restyling, sulla base di più moderni e criteri espositivi, nel 2000, il museo consta di ben 21 sale espositive, che ci consentono una sorta di viaggio nel tempo, in seno agli 8 mila anni di storia albese, che dal Neolitico( il villaggio preistorico che sorgeva da queste parti, infatti, rappresenta una fondamentale memoria del Neolitico italiano) giungono ai giorni nostri.
Naturalmente ricca anche la sezione riservata ai fasti albesi dell’età romana, area che, assieme a quella archeologica e di scienze, costituisce il nucleo permanente visitabile. Troviamo, però, anche uno spazio, non sempre aperto, di antropologia fisica,  un affascinante itinerario archeologico cittadino, fatto di ben  32 tappe di superficie e sotterranee (si tratta della già citata iniziativa di Alba Sotterranea), numerosi percorsi naturalistici attrezzati a costeggiare le rive del fiume Tanaro nonché le e le colline circostanti, oltre alle tante mostre temporanee  periodicamente allestite.

Casa Fenoglio

Sempre rimanendo nel cuore della cittadina, ecco Casa Fenoglio. Visita della durata di circa un’ora, nella quale approfondire storia personale ed artistica dell’autore, visitando la casa che lo ospitò, con il corredo di un’ampia serie di oggetti e documenti personal.
All’interno trova spazio anche la sede del Centro Studi a lui dedicato e anche altre ritratto di altre insigni personalità locali, come quella del poliedrico Pinot Gallizio.
Non è possibile poi non citare il locale Museo Diocesano (comprendente anche i siti sacri di Cherasco, Corneliano, Cortemilia, Rodello, Sommariva Perno e Vezze d’Alba) potendo visionare preziosi oggetti (calici e ostensori soprattutto,)e paramenti sacri del XVII secolo, ma anche potendo conoscere la vita di San Teobaldo, i cui resti sono conservati in un busto reliquario di primo 400′ o approfondire le conoscenze sulle tante chiese locali.

Ovviamente non da dimenticare la Fondazione Ferrero. Un luogo creato dal patron per i dipendenti , dove potersi ritrovare e passare delle ore in piacevole compagnia. Con il temo il sito è andato arricchendosi anche di saloni conferenze (con convegni di varia natura) e spazi espositivi, dove si tengono, periodicamente e sempre con accesso libero,mostre anche di fama mondiale. Degli ultimi tempi una rassegna su Surrealismo e Dadaismo, che ha calamitato più di 100 mila persone.
Non mancano, per i più piccoli e le scolaresche, i laboratori didattici. Insomma un grande dono dei Ferrero al proprio territorio.
Qui l’elenco delle iniziative in programma.

 

Le chiese di Alba

Ovviamente non meno ricco di suggestioni il turismo, per così dire, religioso della città. Sono, infatti, innumerevoli gli edifici di culto( o ex) che meritano una capatina.

Cattedrale di San Lorenzo Alba

Anche se maestosa nelle dimensioni e centralissima nella sua posizione, paradossalmente la Cattedrale di S.Lorenzo, agli occhi dei visitatori più esperti, risulta meno affascinante di altri edifici meno considerati, ma più significativi in funzione ad un aspetto molto simile a quello dei secoli precedenti.
la cattedrale, al contrario, nonostante sorga sulle macerie di un grande edificio pubblico d’epoca romana (successivamente magazzino e solo dal VI secolo a.C. destinato a Chiesa vera e propria) paga i tanti rimaneggiamenti dei secoli successivi, e soprattutto gli importanti lavori di restauro avvenuti nell’800′.
Assolutamente da vedere, nella sua area absidale, un coro ligneo dl 1512 e una pala d’altare avente per protagonista San Lorenzo, databile attorno a metà 700′. D’impatto, inoltre, la prima fonte battesimale dell’edificio ( parliamo del 500′) e non meno da ammirare il coro ligneo cinquecentesco, ad opera dell’artista Bernardino Fossati da Codogno, sito alle spalle dell’altare e che conta ben 35 pregevoli intarsi decorati con paesaggi d’invenzione e nature morte.
Infine la cappella di sinistra, sede della penitenziaria, ospita una superba arca, di inizio 500. dedicata a San Teobaldo e contenente le reliquie dei santi tutelari della città.

Chiesa di San Domenico

Nel suo austero stile gotico primitivo, assolutamente interessante la Chiesa di San Domenico. Sorta, ad opera degli omonimi frati, a fine 200′, la struttura, atti alla mano, risultava ancora in costruzione a metà 400′. Ha subito rimaneggiamenti, ma non tali da alterarne fortemente la primigenia identità, anzi il ventennio di lavori a partire dagli anni 70, ne ha portato alla luce ancora preziose testimonianze di un tempo.
Gli scavi, oltre a testimoniare la presenza di una preesistente domus romana, hanno permesso di recuperare affreschi del 400 ( già nei lavori degli anni 30 erano venute alla luce i dipinti del Santo e la Madonna della Misericordia nell’abside destra), oltre al recupero dell’originale pavimento in cotto della stessa epoca.
Come anticipavamo molti gli affreschi di primo medio-Evo, conservati a San Domenico. Se decorazioni di finestre, fregi e lunette risalgono ad inizio 300, di notevole interesse il ciclo di affreschi inerente alle “Storie di sant’Antonio Abate”, collocate  nella parete destra della navata sinistra e situata  nell’ottava campata della navata destra quello  della“Madonna della Misericordia” , entrambi databili tra 1360 e 1365. Recuperati nel 1972,  e solo di qualche anno dopo, quelli raffiguranti Cristo, la Madonna e san Giacomo, mentre del secolo successivo, a sinistra, le  “Storie di santa Caterina d’Alessandria; santa Caterina da Siena; beato Pietro di Lussemburgo”; mentre del 1450 è il “Martirio di san Sebastiano”.
Se non bastasse ancora, il sito custodisce anche il sarcofago di Saracena Morelli del 1491.

In via Manzoni ecco la chiesa di San Giuseppe, il cui aspetto anonimo esterno, tradisce le non poche opere da ammirare al suo interno.
In stile barocco, l’edificio sorto, a metà 600′, per volontà della Confraternita dei Pellegrini, conserva una statua lignea di San Giuseppe, ad opera dei Clemente, una serie di affreschi ancor più anziani attribuiti al quadraturista luganese Vittore de Nicola e da Carlo Posterla e, sempre dello stesso periodo, un  pregevole organo settecentesco fabbricato dai fratelli Concone di Torino.
Inoltre, da fuori, potrete ammirare il bel campanile in muratura in mattoni a vista, dove, in dati periodi , è possibile salire.
La chiesa, inoltre, periodicamente diviene teatro di mostre, come, ad esempio, avviene per l’esposizione natalizia dei presepi.

 

Dove mangiare ad Alba

Tanti i ristoranti di qualità ad Alba, anche se, ovviamente, la nostra attenzione si focalizzerà su quelli che propongono piatti a base di tartufo. Proposta abbastanza comune, laddove il tartufo regna.

Piazza Duomo

Partenza d’obbligo per il ristorante Piazza Duomo, per molti critici il migliore ristorante dello Stivale o comunque uno dei migliori, tanto da figurare, nel 2017, come 15esimo dell’intero pianeta.
Centralissimo, essendo in Piazza Risorgimento 4, il locale del tre stelle  Michelin Enrico Crippa, anche se non per tutte le tasche, rappresenta un’autentica garanzia, per chi dalla vita, anche a tavola, desidera davvero il meglio.
La sala finemente affrescata, un servizio di assoluta qualità, una cantina eccellente e la scelta di materie di prima qualità, vi consentiranno di gustare il tartufo al meglio, con tante pietanze proposte per esaltane l’unicità.

La Piola

Come anticipa lo stesso nome, atmosfera più informale, ma costante qualità ( non per niente la proprietà è della famiglia Ceretto, stessi padroni di Piazza Duomo) ) alla Piola. Nella stessa palazzina che ospta il duomo, ecco un locale più fresco, meno impegnativo (anche per le tasche), dove Chef Panzeri, sotto la costante supervisione di Crippa, vi accompagnerà ad un imperdibile excursus tra tutti i piatti noti per abbinarsi al Tuber Magnum Pico: tajarin e agnolotti al plin di fonduta, carne cruda e cardi al latte e fonduta di Langhe, uova al tegamino. Una 4o di euro ben spesi, tartufo a parte.

Lalibera

Sempre nei pressi del centro, a poca distanza dalla via centrale, benvenuti all’osteria Lalibera. Ad aspettarvi, da 13 anni, Flavio Boffa, maitre a penser di un locale ideato per esaltare la convivialità, in un ambiente discreto,ma non per questo meno attento ai particolari( alle pareti i dipinti dell’artista locale Pinot Gallizio, a decorare un arredamento sofisticato, impreziosito  dall’elegante illuminazione e  le sedie del danese Arne Jacobsen).
Tante le frecce nella faretra cantinaria, anche se a fare la parte del leone è una cucina, quotidianamente impegnata nel rivisitare i must della cucina piemontese: antipasti classici, con vitello tonnato e carne cruda battuta al coltello, primi piatti d’antologia con gli immancabili Agnolotti al Plin, le rustiche minestra di ceci e costine,  Ravioli di gallina nel suo brodo e il tartufo bianco a troneggiare sul raviolone alla Nino Bergese. E ancora sua maestà la Finanziera, trippa di vitella gratinata, scamone di vitella ai capperi, capretto arrostito, piccione disossato, e dolci imperdibili. Chiude l’offerta un carrello formaggi degno di un principe.

Nella stessa piazza, un’ampia cantina sotterranea ospita l’Enoclub, storico locale albese che, da più di 20 anni, nel rispetto di sapori e ingredienti locali, conquista turisti italiani e non.
Alla regia, lo chef braidese Marco Serra, da anni impegnato nel valorizzare al meglio, il tartufo più buono del Mondo. E allora spazio alle uova al padellino o in cocotte, tajarin “30 tuorli” al burro d’alpeggio, e ancora risotto con fonduta, fonduta con crostini o filetto di bue grasso con fonduta…il tutto accompagnatore d’eccezione per il tartufo, vera guest star di ogni cena importante.

La Rei

A meno di un quarto d’ora dalla città, a Serralunga, ecco il ristorante La Rei, gioiello gastronomico incastonato nel complesso del Boscareto Resort.
Agli ordini di chef Tesse, menù degustazione ( uno dedicato interamente all’anatra) e piatti, nati per valorizzare l’immenso patrimonio eno-gastronomico di un territorio nato per l’eccellenza, dove, quando la stagione lo permette, il tartufo dà il meglio di sé.

Ristorante da Guido

Sempre a Serralunga, all’interno del Villaggio Fontanafredda, all’interno dell’ottocentesco edificio, che ha visto l’amore tra Vittorio Emanuele II e la bella Rosina, un locale che vanta la bravura di uno chef come Ugo Alciati.
Qui l’erede di una famiglia che ha fatto rima, con decenni, con grande cucina piemontese, propone tutti i classici della migliore tradizione gastronomica italiana, con alcune proposte in memoria della madre, autentica maestra della pasta fatta a mano e dei plin. E ancora anguilla arrostita con riso e pesto di salvia, cipolla novella ripiena di pomodoro, basilico e salsiccia di Bra, tortelli di Montebore e sairass con zucchine, Carnaroli al fondo bruno e animelle brasate, Faraona, Finanziera, cuore di noce alla griglia con porcino fritto, baccalà al forno con ricotta, fave e piselli. pollo con limone e Arneis.
Quanto ai dolci da non perdere il gelato mantecato sul momento da Alciati,  cos’ rivoluzionario da aver dato vita ad una catena di gelateria di alta qualità chiamate Lait. Quasi superfluo sottolineare perchè è d’obbligo mangiare il tartufo bianco quando si parla di Ugo Alciati: Chef Ambassador di Expo Milano 2015, il figlio di Guido ha ricevuto la nomina di Chef Ambassador del Tartufo Italiano nel Mondo dall’Accademia Italiana del Tartufo. In Francia,a Parigi, con i tartufi raccolti dai trifulau locali, assieme ad un manipolo di promettenti giovanotti dalle mani d’oro, dirige  il ristorante gourmet “L’Assaggio”, che trova accoglienza in seno situato all’hotel Castille nell’elegante rue Cambon, a pochi metri dalla lussuosa place Vendôme.

Ristorante da Cesare

Ad una mezz’oretta di auto da Alba, eccoci a “Da Cesare“, dove, come si può intuire dal nome, padrone del vapore è Cesare Giaccone, uno dei riferimenti principi quando si parla di cultura gastronomica piemontese.
Dietro ad una personalità istrionica ( lo si comprende anche dal cartello che ha capeggiato per anni sulla porta “apro quando torno“) tanta esperienza e ancor più bravura.
Così come per il binomio Duomo-La Piola, anche ad Albaretto vige il criterio della doppia scelta: Da Cesare (mai senza aver prenotato preventivamente) per una serata più impegnativa, mentre nella vicina osteria del figlio, per una cena più informale.
Da provare il tartufo con cavolfiore e salsa di castelmagno.
Conto da 3 cifre, ma ne vale la pena.

Dormire ad Alba

Per chi ha avuto in buona sorte la cucina del Duomo, l’impero di Carlo Crippa, mette a disposizione anche stanze ed una suite, adiacenti al locale. Design minimalista,  per un soggiorno all’insegna di un’elegante discrezione, potendo in tutta comodità visitare Alba e i suoi dintorni.
Neppure a 10 chilometri, per chi cerca l’eccellenza assoluta quando si tratta di mettere la testa sul cuscino ecco, a Serralunga d’Alba, il Boscareto Resort.
Un 5 stelle L immerso tra i filari dei vini migliori d’Italia, attrezzato per meeting d’alto livello( e da una capienza sino a 150 persone) e completato da una Spa, La Sovrana, dove coccolarsi tra massaggi e percorsi benessere, dietro a vetrate ce affacciano su un paesaggio promosso dall’Unesco. La piscina che si affaccia sulle alture delle Langhe, basterebbe a giustificare il prezzo.
All’interno, inoltre, aperto anche ai visitatori esterni, il ristorante La Rei, del quale abbiamo già diffusamente parlato.
Non meno allettante il contesto paesaggistico e l’ospitalità che troverete in seno alla Tenuta Fontanafredda, per una struttura che, al suo interno, alloggia anche la Fondazione Mirafiore, il ricercato ristorante da Guido e la più informale, ma non meno interessante, Osteria Disguido, la Bottega del Vino, autentico paradiso di ogni colto bevitore, luogo ideale per degustare ed acquistare le eccellenze enologiche locali e un articolato Centro Congressi, in grado di accogliere eventi di ogni portata.
In quello che si definisce il primo Grand Hotel diffuso d’Italia, due le soluzioni possibili: la più recente è costituita dall’Hotel Vigna Magica, un 4 stelle che permette di godere al meglio di un territorio che è stato recentemente eletto come Patrimonio dell’Umanità. Sito al di sopra della Fondazione Mirafiore, si tratta di un albergo che fa di una raffinata eleganza il proprio segno distintivo, come testimoniano i mobili Poliform, le luci Artemide, i pregiati tessuti Rubelli e i bagni Gessi. Quattordici unità disponibili, suddivise tra standard, Superior e Suite, ciascuna con vista sui vigneti, frigo bar e vetrinette refrigerata per i vini, prodotti cosmetici a base di vino e colazione gourmet, con torte e piccola pasticceria di qualità superiore.
E la precedente Foresteria della Vigne, gioiellino ospitativo, composto da 11 camere, ricavate all’interno di un elegante edificio di inizio secolo, immerso nel verde della Tenuta.
Un tempo adibito a vivaio per la coltivazione delle barbatelle della vite, oggi una soluzione che coniuga riservatezza e raffinatezza, nelle 11 unità abitative, ognuna caratterizzata dal pittoresco nome.
Prima colazione continentale a buffet

Migliori Tour enogastronomici

Rimanendo sempre alla Tenuta Fontanafredda, tante le opportunità di degustazione e shopping che offre questo complesso.
Impossibile non iniziare, citando nuovamente la Bottega del Vino, autentico tempio del buon bere e della sua cultura, come testimonia la biblioteca che ospita al suo interno e che contiene le maggiori pubblicazioni tematiche, acquistabili o da consultare comodamente  sulle poltrone della Fondazione.
Ovviamente tante le possibilità di acquisto, potendo spaziare da un’infinità gamma di vini locali, ma anche sul versante di spumanti, quali il Fontanafredda o Mirafiori.
Sul sito il link, grazie al quale poter prenotare online una degustazione.

Tour to Alba Find More

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From

160.00€

Date

2019-01-01

Departure

Corso Canale, 18/1 A, 12051 Alba CN, Italia