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Le principali specie di tartufi

Nonostante quando si parla di tartufo si tenda a distinguerlo unicamente come bianco
o nero, in realtà esistono ben 60 diverse tipologie diverse, di cui ben 25 solo nel nostro Paese. Non tutte ovviamente sono quelle che risultano commestibili, parliamo, infatti, solo di una decina, 9 per la precisione.
La classificazione, di norma, avviene in relazione a caratteristiche quali forma, dimensione, aspetto della gleba e del peridio, colore, ma non meno in base a sapore e naturalmente profumo.
Vediamo ora sinteticamente le principali varietà consumabili a tavola presenti nel nostro Paese.

Le principali tipologie di tartufo

  • Tartufo bianco pregiato (tuber magnatum, tartufo d’Alba):
    impossibile non partire dal re dei tartufi, il tartufo bianco d’Alba (anche se più
    correttamente occorrerebbe indicarlo anche come  tartufo bianco astigiano, visto i territori di raccolta).
    Si presenta con un corpo appiattito o a globi, generalmente irregolare, mentre a livello cromatico spazia da un giallo chiaro sino all’ocra, talvolta anche chiazzato da macchie rosse o marroni, mentre l’interno è ricco di venature non meno colorate.
    Inconfondibile il suo aroma, deciso sebbene gradevole, con pezzature di diverse dimensioni, talvolta anche superiori al chilo.
    Poche le zone benedette da questo eccellenza della tavola, oltre all’Italia, punto di riferimento mondiale, si raccoglie anche nel canton Ticino, in Istria, Slovenia e in alcuni paesi dell’Europa dell’Est, quali Romania, Ungheria e Serbia.
    A causa di un progressivo disboscamento, parliamo di una raccolta in preoccupante calo( a cui non paiono aver messo argine neppure le recenti diverse iniziative a tutela del territorio) che avviene indicativamente da Settembre sino agli inizi dell’inverno.
  • Tartufo nero pregiato (tuber malenosporum, tartufo di Norcia):
    sul podio della qualità, dopo l’inarrivabile tesoro piemontese ecco quello nero pregiato.
    Si riconosce per la forma globosa, non di rado a lobi. La grinzosa membrana esterna è, di norma, nera o bruna, mentre la sua anima, la polpa interna appare nero-rossastra con sottili chiare striature.
    Se ne trovano esemplari anche di grandi dimensioni. Oltre al sapore, eccellente anche il suo profumo, dai rimandi fruttati e aromatici.
    I Paesi in cui si raccoglie, prevalentemente durante la stagione invernale sono Italia, Francia e Spagna, ma non manca anche in territori ad Est.
    Per questa tipologia esistono anche numerose tartufaie.
  • Tartufo nero estivo (tuber aestivum, scorzone):
    di solito si trova in campioni di dimensioni ridotte (da 1 centimetro ai 5) , difficilmente superiori a quelle di un uovo.
    Quando è maturo presenta un colore scuro o bruno, presentandosi rugoso all’esterno con piccole prominenze piramidali, mentre l’involucro è più chiaro, con tonalità giallastre-nocciola e ramificazioni biancastre.
    Piacevole il profumo, simile a quello dei funghi.
    Si tratta del tartufo più comune nel continente, anche se si raccoglie anche in località più esptiche quali Azerbaijan e Marocco.
    In Italia si trova un po’ ovunque ci siano terreni calcarei, sia in pianura sino ai 1000 metri.
  • Tartufo nero invernale (tuber brumale, trifula nera):
    A maturazione da Gennaio in poi, ecco una varietà che si caratterizza, sia si produca in tartufaia che si raccolga naturalmente, per dimensioni maggiori ( se ne trovano sino a 9-10 centimetri) e dal sentore deciso, tale da richiamare la rapa o la noce in maturazione.
    Lo riconoscete dalla forma globosa più o meno regolare, di norma piuttosto scura quando non nera.
    L’interno, al contrario, appare più chiaro, tendente al grigio, marcato da rare striature biancastre.
  • Tartufo uncinato (tuber uncinatum chatin, scorzone
    invernale): si caratterizza per un corpo esterno liscio e molto scuro.
    La “polpa” interna ha colorazioni, a seconda del diverso grado di maturazione, che vanno dal nocciola scura al cioccolato, con una marcata presenza di venature chiare e
    ramificate. Profumo forte simile a quello della nocciola.
    Nello Stivale si raccoglie al nord e al centro, anche già a una certa altezza ( sino ai 1.200 metri), durante tutto il periodo autunnale.
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Ecco alcune delle principali tipologie di tartufi sul mercato

  • Tartufo bianchetto (tuber borchii, tuber albidum pico,
    marzuolo): sebbene molto meno desiderato e costoso del suo più illustre parente, ecco un altro tartufo
    bianco, raccolto un po’ in tutta Europa e non meno in Italia.
    Dal corpo globoso, si presenta privo di cavità, con un peridio piuttosto sottile, liscio, dal colore chiaro,
    talvolta biancastro, altre un giallognolo che vira su tonalità marrone o giallo-rossastro. L’anima, invece,
    presenta sfumature più scure, che vanno da un bruno-rossastro ad un
    bruno-violaceo, con striature biancastre-rossicce.
    Se ne raccolgono esemplari di varie dimensioni ( dal centimetro sino ai 10), prevalentemente nella
    stagione invernale. Habitat prediletto quello dei terreni sabbiosi.
    Immancabile il sentore deciso, che richiama quello dell’aglio.
  • Tartufo nero ordinario ( tuber mesentericum, tartufo di
    Bagnoli): corpo, di norma, regolare, globoso o subgloboso, con dimensioni che vanno dai 2 ai 10 centimetri. L’esterno appare scuro, quando non nero, mentre tende a schiarirsi la gleba, giallastra, grigio-bruna o marrone, attraversata da innumerevoli venature chiare.
    Particolare l’odore, vicino a quello del fenolo, che per la sua forte intensità e penetranza fa sì che questi tartufi, sebbene di qualità non eccezionale, vengano largamente utilizzati dall’industria alimentare.
  • Tartufo nero liscio (tuber macrosporum): sebbene non particolarmente diffuso da noi, ecco il tartufo nero liscio.
    Raccolto da Settembre a Dicembre, si caratterizza per dimensioni abbastanza ridotte, raramente superiori a quelle di un uovo.
    Globoso e liscio, presenta un peridio nero o brunastro, chiazzato color ruggine, mentre all’interno troviamo una colorazione più chiara, che spazia da un giallognolo ad un marrone, sino ad un bianco sporco, attraversato da molte striature
  • Tartufo nero liscio ( tuber macrosporum): sebbene scarsamente diffuso da noi, impossibile non menzionare il tartufo nero liscio, raccolto da Settembre a Dicembre e contraddistinto da dimensioni solitamente ridotte e mai superiori a quelle di un uovo.
    Globoso e liscio, l’esterno si presenta scuro, chiazzato di una sorta color ruggine. Più chiaro l’interno, con sfumature giallastre, marroni o bianco-brune, solcate da molte venature, a contatto con l’aria, tendenti al bianco-pallido. Odore non marcatissimo, ma assolutamente gradevole.
  • Tartufo nero moscato ( tuber brumale variante moschatum
    ferry
    ): dall’aspetto simile a quello nero invernale, se ne differenzia per una minore rugosità. Anima di un colore arancio inizialmente, mentre a maturazione appare beige-marrone, striato di chiaro.
    Aroma piccante e penetrante, dal sentore che richiama il sottobosco o quello del muschio. Si raccoglie (da Novembre) sino a Marzo

 

Gli errori da evitare con il tartufo

Come ogni diamante che si rispetti, anche per quello della tavola, è necessario riservare ogni tipo di attenzione perché la sua conservazione e il suo consumo avvenga al meglio.

Non vi stupisca, però, che le raccomandazioni di seguito contravvengano a molti consigli comuni o abitudini consolidate che continuano a tramandarsi negli anni, quando non addirittura a comparire su riviste non specialistiche, che si avventurano nel mondo del tartufo, senza necessariamente vantarne una conoscenza approfondita.
Un metodo, ad esempio, che continua a venir spacciato come valido è quello di conservarlo all’interno di un recipiente, immerso nel riso o nel burro.
Una pratica frequente, ma non per questo raccomandabile.

Ecco alcuni errori, se amate davvero il tartufo, da evitare assolutamente.

I PIÙ COMUNI ERRORI DA EVITARE CON IL TARTUFO

  • Evitate di lavarlo e palpeggiarlo: raccomandazione importante ma del tutto comprensibile. Si tratta di un fungo, infatti, che soffre l’umidità, ragion per cui è consigliabile esporlo il meno possibile a determinati stress.
    Per pulirlo, ad esempio, non mettetelo sotto l’acqua come fareste con un comune ortaggio. Uno spazzolino andrà più che bene!
    Il tutto sempre all’insegna della massima delicatezza, in fin dei conti parliamo di un frutto della terra composta per l’80% di acqua, le cui ineguagliabili proprietà finirebbero compromesse se eccessivamente danneggiato.
  • Freddo, servite solo un buon bianco! Altro consiglio banale, ma non necessariamente risaputo da tutti. Il tartufo non è un vivace spumante, pertanto non avrebbe senso servirlo ghiacciato.
    Anzi, prima di cucinarlo, gli esperti raccomandano di estrarlo dal frigo almeno un’oretta prima, in modo da affettarlo rigorosamente a temperatura ambiente.
    Questo, inoltre, permetterà al suo inconfondibile aroma di esser ancor più esaltato, una volta a contatto con il calore delle pietanze con cui si accompagna.
  • Il tartufo è un prodotto deperibile: Ricordate sempre che la vita anche del miglior prodotto, non supera le due settimane.
    Evitate quindi di conservarlo in frigo troppo, per poi non trovarvi con un diamante andato a male. Inoltre, particolare non meno rilevante, il tartufo fa registrare un fisiologico calo ponderale, tale che il suo peso possa diminuire anche considerevolmente con il trascorrere del giorno.
    Anche relativamente alla sua conservazione in frigo, poi, è necessario osservare alcune importanti norme. Prima di tutto abbiate cura di avvolgerlo sempre con carta traspirante, prima di riporlo in un contenitore, preferibilmente di vetro, in modo che il suo profumo conservi al massimo la sua fragranza, evitando che lo stesso si mischi con altri cento alimenti e finisca per tappezzare l’intera casa.
    Importante la carta e non meno il cambiarla quotidianamente, combattendo così l’umidità che rischierebbe di farlo ammuffire.
  • Cuocerlo? Mai, almeno mai il bianco! Almeno parlando del tartufo nella sua accezione più nobile, ossia quello bianco, scordatevi fornelli e casseruole.
    Sarà sufficiente affettarlo, in lamelle sottili, meglio se con l’ausilio di un un buon affetta-tartufi.
    Altro discorso, invece, se parlassimo di  tartufo nero, nel qual caso il consumo può avvenire al contrario a contatto con il calore, con diverse ricette che ne consigliano di scottarlo per pochi secondi in padella. Mai, in ogni caso, va rosolato o , ancor peggio, fritto.

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Come si sceglie il cane da tartufi

Probabilmente la scelta del cane per un cercatore rappresenta uno dei compiti più delicati ed importanti, oggi ancor più di un tempo.
Parliamo di cane in quanto rappresenta l’unico “strumento” consentito (anche per legge, che ne disiplina anche l’utilizzo numerico) per la ricerca, merito del suo olfatto unico e della sua maggiore gestibilità (addestramento, custodia e trasporto). Infatti, come un tempo era consuetudine far uso dei maiali, sono anche altri gli animali, potenzialmente, a disporre di un odorato eccellente, ad esempio l’strice, la farfalla, l’orso il tasso o i già citati suini.
Inutile sottolineare come alcuni di questi non potrebbero mai essere usati.

Come nasce l’utilizzo del cane

Una volta erano molti, anche per evidenti ragioni economiche, i meticci utilizzati, spesso, nati da incroci difficili anche da identificare, ma animati da una gran voglia di imparare e un’assoluta fedeltà al padrone.
L’affermarsi della disciplina venatoria, con il passare degli anni, però, ha incentivato sempre più la scelta di esemplari di razza pura, inizialmente dotati di fiuto e di cerca ereditate dalla caccia.Laddove questi si accoppiavano con cani di altre razze, spesso, sorgeva il problema di liberarsi della cucciolata.
In questi casi, non di rado, veniva in aiuto un amico tartufaio, il quale ben presto si accorgeva dell’utilità di utilizzare ibridi, dotati delle peculiarità di entrambi i genitori. E così che anche nella ricerca del tartufo, con il passare degli anni, si sono individuati razze o commistioni più portate alla cerca rispetto ad altre, fermo restando che qualsiasi esemplare, se ben addestrato e soprattutto incline all’apprendere, può rappresentare un fedele alleato.
Quella della volontà della bestia, infatti, rappresenta un aspetto di primaria importanza. Non sono rari i casi, infatti, in cui dall’unione di due provetti cani da tartufi, la figliolanza, al contrario, appaia svogliata e non particolarmente capace o comunque non all’altezza del talento dei genitori.

La scelta del cane oggi

Attualmente sono numerosi gli allevamenti sorti al fine di creare esemplari particolarmente adatti alla cerca dei tartufi, spesso, come indicavamo, ottenendoli da accoppiamenti fra razze diverse, al fine di attribuire ai cuccioli le caratteristiche peculiari delle due diverse specie.
Non sono pochi, inoltre, gli allevatori che si occupano anche dell’addestramento dei cuccioli sin dai primi tempi, offrendo al compratore la possiilità di acquistare un cucciolone, a 7-8 mesi, già svezzato e attrezzato dei primi arnesi del lavoro. Ovviamente, in questi casi, l’animale si intende semplicemente “sgrossato” e spetta al compratore, attraverso un lungo e paziente lavoro di insegnamento, affinare la formazione dell’animale.
La scelta, ovviamente, dipenderà da tutta una serie di elementi da tenere in debita considerazione: tra questi, ad esempio, il tartufo da ricercare, luogo e clima della zona di ricerca, dal carattere di chi lo utilizzerà e dalle proprie abitudini e, aspetti non meno importanti, dallo spazio a disposizione per la vita dell’animale che dalla tipologia del mezzo a disposizione per il trasporto.
Fermo restando che difficilmente un provetto tartufaio si avvarrà della collaborazione di un solo animale, disponendo di più esemplari, da ruotare quando uno di essi si sia stancato dopo ore di ricerca. Inoltre, spesso, alcuni professionisti del tartufo addestrano alcuni alla ricerca di una particolare tipologia di tartufo, altri per la ricerca di altr

Tipologie di acquisto

Fondamentalmente quando si investe su un cane da tartufi, sono tre le possibilità che ci parano dinnanzi, ognuna con i propri pro e contro. Possiamo acquistare:

  • un cucciolo
  • un cucciolone già parzialmente addestrato
  • o un cane adulto

Vediamo sommariamente cosa cambia per ciascuna delle diverse scelte

Cucciolo:

In questo primo caso, evidentemente, il rapporto tra padrone e cane potrà ancora essere più stringente e spetterà integralmente al tartufaio occuparsi della preparazione del proprio esemplare.
Inutile sottolineare come diviene ancora più fondamentale la scelta dell’esemplare in seno alla cucciolata e, ancor più, la perfetta conoscenza della genia del cane.
Quando si tratta di razze pure, evidentemente non si tratta di un grande problema, visto che l’acquisto si accompagna ad una corposa documentazione a corredo dello stesso, ma abbiamo visto come si tenda, in molte occasioni, a dirottare la propria attenzione su incroci e, in questo caso, soprattutto quando compratore e venditore non si conoscono, il reperimento delle informazioni necessarie può risultare più difficile.
Una volta scelto il sesso del cucciolo ( elemento legato per lo più alle abitudini del padrone o alla sua volontà futura di produrre degli accoppiamenti, avendo già altri cani) sarà fondamentale l’osservazione della cucciolata, sapendo che il carattere dei suoi membri appare ben delineato sin dal primo mese. Più visite alla nidiata permetterà di valutare timidezza, audacia, intrapredenza dei cagnolini, anche se la lente ‘0ingrandimento andrà posta soprattutto, come non ci stancheremo mai di ripetere, sul fiuto.
Una piccola pezza contenente scaglie di tartufo o bagnata di un paio di gocce di olio tartufato sarà sufficiente per esaminare la predisposizione dei piccoli cercatori. Prima occorrerà farla annusare, per poi nasconderla sottovento a breve distanza, per vedere chi si dimostra più ricettivo al richiamo del suo odore.
Durante questo primo banale esame, non meno importante sarà seguire lo sguardo del cane, se glioocchi dell’animale appaiono vigili su quelli del tartufaio, se la bestia appare attenta alle sue indicazioni, con tutta probabilità saremo davanti ad un animale facile da addestrare.

Cucciolone già svezzato:

Si tratta di una modalità più costosa, presentando evidentemente maggiori vantaggi.
Da un lato, infatti, l’animale sarà immediatamente pronto, anche se ancora addestrabile, alla cerca: dall’altro il compratore avrà la possibilità di esaminare l’esemplare ad un momento di crescita diverso, con una conformazione fisica quasi giunta a completamento, avendo una possibilità di scelta più agevolata, potendone valutare altre qualità in modo più immediato, sia sotto l’aspetto olfattivo che sotto quello caratteriale.
Tuttavia è sempre buona norma procedere all’acquisto, dopo aver fatto una simulazione, anche se con l’allevatore, potendo esaminare il comportamento dell’animale, in modo da apprezzarne qualità e scoprirne eventuali difetti, sui quali poi andare ad intervenire.
Una volta scelto il cane, poi è raccomandabile fargli trascorrere un periodo di inattività, nel quale focalizzare l’attenzione unicamente nella conquista della fiducia e rispetto dell’animale, ponendo le basi di quel futuro rapporto, padrone-cane, che sarà fondamentale ai fini del successo nella ricerca.

Esemplare adulto:

Occorre, da subito, premettere come, di norma, chi si ritrova tra le mani un provetto ricercatore, difficilmente se ne libera. Esistono, però, situazioni di necessità, nelle quali un tartufaio troppo anziano sia costretto ad appendere lo zappetto al chiodo o ancora che avendo a disposizione più di un esemplare, giunto all’età di 5 o 6 anni, decida di monetizzare. Si tratta di un’eventualità (rara) da non escludere .
Acquistare un cane adulto, in ogni caso, rappresenta davvero una sorta di investimento, visto le quotazioni che il mercato prevede in questi casi.
Laddove, però, un tartufaio perda il suo cane, non volendo compromettere l’intera stagione ( il rivolgersi ad un cucciolo o ad un cucciolone implicherebbe il dovergli di dedicargli tempo ed energie, a scapito del reddito della stagione) o per chi vuole andare sul sicuro, può trattarsi di una soluzione opportuna, anche se per il neofita la scelta migliore sarebbe sempre quella di affidarsi ad un cucciolo e crescere con lui, in esperienza e affiatamento.
A maggior ragione, questa scelta, impone la necessità di scegliere con accuratezza l’animale, dopo aver fatto una serie di uscite con il suo padrone, nelle quali ottenere maggiori informazioni sulla bestia, valutarne l’operato e apprendere i comandi che è abituato ad utilizzare. Occorre, infatti, sempre tener presente che nel corso degli anni trascorsi con il proprio padrone, l’animale ha acquisito alcune abitudini e condotte, che il nuovo proprietario non dovrà stravolgere, ma semplicemente affinare, proseguendo.
Per funzionare il nuovo rapporto presuppone gradualità e impegno assoluto da parte del nuovo padrone, soprattutto se non vorrà vanificare un investimento, talvolta, di migliaia di euro.

 

 

Come si taglia il tartufo e quale accessorio usare

Un tartufo di qualità deve ricevere le giuste attenzioni in ogni momento, dalla sua raccolta sino all’affettatura nel piatto.
Relativamente a quest’ultimo aspetto, vediamo assieme come  procedere.

Come affettare il tartufo

Grattugia o affetta tartufi?

Per i neofiti del tartufo, la domanda si pone spesso. Solitamente si predilige una qualsiasi grattugia, poiché si pensa che l’importante sia grattugiare il tartufo nel piatto che si servirà durante il pasto.
In realtà, per assaporare completamente l’aroma, il gusto e la fragranza del tartufo, un affetta tartufi è indispensabile e questo, lo sanno bene gli intenditori.

Affetta tartufi: come sceglierlo?

Oggi sul mercato, la vasta scelta di affetta tartufi potrebbe portare a una leggera confusione sul modello da scegliere. E’ importante preferire, fin da subito, un modello realizzato completamente in acciaio inox.
L’acciaio inox offre resistenza, durata nel tempo e una pulizia accurata. Il materiale resiste alla ruggine e può essere posto in tranquillità anche nelle lavastoviglie e non altera le qualità organolettiche del tartufo.
Vi sono numerosi affetta tartufi che presentano solo la lama in acciaio inox e sono da evitare, poiché è importante che anche la rondella per livellare il taglio sia fatta anche essa stessa in acciaio inox e lo stesso vale per il manico, poiché manici in legno o plastica tendono a rovinarsi e i primi, quelli in legno, potrebbero assorbire odori e sapori di altri cibi, alterando la naturalezza del tartufo.
Ultimo punto è rappresentano dalle lame. In commercio esistono affetta tartufi con lama liscia e lama seghettata; la prima tipologia offre tagli più sottili, la seconda tipologia invece risulta più adeguata per tartufi dalla consistenza più dura. La loro funzione, però, è pressoché identica.

Utilizzare l’affetta tartufi solamente per il suo scopo

L’affetta tartufi ha un suo scopo: affettare il tartufo. Non è che non sia possibile affettare altri alimenti, come aglio, cipolla o cioccolato, anzi, ciò risulterà molto facile e agevole, ma potrebbe comportare delle alterazioni organolettiche al successivo affettamento del tartufo, soprattutto se la pulizia non è stata effettuata con regolare attenzione.
E’ consigliabile quindi utilizzare l’affetta tartufi solamente per il suo scopo, anche perché in commercio esistono numerosi altri oggetti per affettare le altre tipologie di alimenti.

Costo dell’affetta tartufi

Il costo è davvero contenuto. E’ facile trovare su internet affetta tartufi a una decina di euro, ma esistono anche modelli che possono sfiorare facilmente i 50 euro.
Tali differenze sono dovute dalla resistenza dell’oggetto, dal tipo di materiale utilizzato e anche dalle rifiniture presenti sul manico, che sono null’altro che un decoro estetico.
Il consiglio è di sceglierne uno in base all’uso reale: in caso di amanti del tartufo meglio sceglierne una di alta qualità, per cene occasionali invece, anche uno pi economico riuscirà a completare il suo compito.

Un ultimo piccolo consiglio

Prima di utilizzare l’affetta tartufi è comunque importante pulire bene il tartufo con un pennello o spazzola dalle setole medio/dure e un filo di acqua corrente. In caso di tartufi molto grandi converrà tagliare solo la parte da utilizzare.
Inoltre è opportuno affettare il tartufo solo quando il piatto sarà in tavola, quindi poco prima di essere mangiato, così da non perdere nulla delle sue pregiate qualità.

Come conservare il tartufo bianco?

Se non è semplice acquistare un tartufo bianco di grande qualità, apparentementeancor più complesso, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta al tubero più famoso del pianeta, è conservarlo.
Ecco alcuni pratici consigli per conservare al meglio il cosidetto tartufo biaco d’Alba.
Tartufo bianco d’Alba, originario dell’omonima cittadina piemontese che detiene il primato per la più antica e rinomata Fiera del Tartufo bianco che si svolge nei mesi di ottobre e Novembre.

Come si conserva il tartufo bianco

Conservazione del tartufo bianco d’Alba per brevi periodi

Prima di tutto occorre ricordare come la vita di questa eccellenza alimentare non supera mai le due settimane, ragion per cui, supponendo di acquistare un prodotto 2-3 giorni dalla sua raccolta, la sua vita residua sarà approssimativamente vicino ai 10 giorni.
Assodato che mangiare il tartufo fresco è il metodo migliore per gustarlo al meglio, tuttavia, se volete conservarlo per poco tempo in vista di una cena tra amici o di un’occasione speciale conviene avvolgerlo in un sacchetto di carta da pane o in un panno leggermente umido ( non bagnato!) e tenerlo all’Interno di un barattolo di vetro al chiuso, preferibilmente ad una temperatura tra i tre e i sei gradi centigradi.
Altrettanto valido l’utilizzo di carta assorbente tipo Scottex, avendo l’accortezza di cambiarla ogni giorno.

Conservazione del tartufo bianco d’alba per periodi relativamente lunghi

La soluzione migliore in questi casi è trasferire i tartufi bianchi d’Alba in cantina dove possono essere mantenuti durante il processo di maturazione anche per dieci o quindici giorni. In questo caso si procede avvolgendo una piccola quantità di tartufi ancora in maturazione in un panno di tela umido e riponendoli all’interno di un contenitore asciutto non ermetico.
Vi consigliamo di inserire nello stesso contenitore delle uova, un barattolo di riso aperto o dei formaggi molli in modo che assorbano il delizioso profumo del tartufo durante la loro reciproca convivenza, per poi consumarli insaporiti da un’aroma unico.