Emanuele Scola

Gli errori da evitare con il tartufo

Come ogni diamante che si rispetti, anche per quello della tavola, è necessario riservare ogni tipo di attenzione perché la sua conservazione e il suo consumo avvenga al meglio.

Non vi stupisca, però, che le raccomandazioni di seguito contravvengano a molti consigli comuni o abitudini consolidate che continuano a tramandarsi negli anni, quando non addirittura a comparire su riviste non specialistiche, che si avventurano nel mondo del tartufo, senza necessariamente vantarne una conoscenza approfondita.
Un metodo, ad esempio, che continua a venir spacciato come valido è quello di conservarlo all’interno di un recipiente, immerso nel riso o nel burro.
Una pratica frequente, ma non per questo raccomandabile.

Ecco alcuni errori, se amate davvero il tartufo, da evitare assolutamente.

I PIÙ COMUNI ERRORI DA EVITARE CON IL TARTUFO

  • Evitate di lavarlo e palpeggiarlo: raccomandazione importante ma del tutto comprensibile. Si tratta di un fungo, infatti, che soffre l’umidità, ragion per cui è consigliabile esporlo il meno possibile a determinati stress.
    Per pulirlo, ad esempio, non mettetelo sotto l’acqua come fareste con un comune ortaggio. Uno spazzolino andrà più che bene!
    Il tutto sempre all’insegna della massima delicatezza, in fin dei conti parliamo di un frutto della terra composta per l’80% di acqua, le cui ineguagliabili proprietà finirebbero compromesse se eccessivamente danneggiato.
  • Freddo, servite solo un buon bianco! Altro consiglio banale, ma non necessariamente risaputo da tutti. Il tartufo non è un vivace spumante, pertanto non avrebbe senso servirlo ghiacciato.
    Anzi, prima di cucinarlo, gli esperti raccomandano di estrarlo dal frigo almeno un’oretta prima, in modo da affettarlo rigorosamente a temperatura ambiente.
    Questo, inoltre, permetterà al suo inconfondibile aroma di esser ancor più esaltato, una volta a contatto con il calore delle pietanze con cui si accompagna.
  • Il tartufo è un prodotto deperibile: Ricordate sempre che la vita anche del miglior prodotto, non supera le due settimane.
    Evitate quindi di conservarlo in frigo troppo, per poi non trovarvi con un diamante andato a male. Inoltre, particolare non meno rilevante, il tartufo fa registrare un fisiologico calo ponderale, tale che il suo peso possa diminuire anche considerevolmente con il trascorrere del giorno.
    Anche relativamente alla sua conservazione in frigo, poi, è necessario osservare alcune importanti norme. Prima di tutto abbiate cura di avvolgerlo sempre con carta traspirante, prima di riporlo in un contenitore, preferibilmente di vetro, in modo che il suo profumo conservi al massimo la sua fragranza, evitando che lo stesso si mischi con altri cento alimenti e finisca per tappezzare l’intera casa.
    Importante la carta e non meno il cambiarla quotidianamente, combattendo così l’umidità che rischierebbe di farlo ammuffire.
  • Cuocerlo? Mai, almeno mai il bianco! Almeno parlando del tartufo nella sua accezione più nobile, ossia quello bianco, scordatevi fornelli e casseruole.
    Sarà sufficiente affettarlo, in lamelle sottili, meglio se con l’ausilio di un un buon affetta-tartufi.
    Altro discorso, invece, se parlassimo di  tartufo nero, nel qual caso il consumo può avvenire al contrario a contatto con il calore, con diverse ricette che ne consigliano di scottarlo per pochi secondi in padella. Mai, in ogni caso, va rosolato o , ancor peggio, fritto.

Fermo del tartufo sino al 21 Settembre per garantirne la qualità futura

Dal 1 Settembre parte il fermo biologico alla caccia al tartufo. Venti giorni di riposo per garantirne la necessaria salute.

Tour Enogastronomici nelle Langhe

Come si sceglie il cane da tartufi

Probabilmente la scelta del cane per un cercatore rappresenta uno dei compiti più delicati ed importanti, oggi ancor più di un tempo.
Parliamo di cane in quanto rappresenta l’unico “strumento” consentito (anche per legge, che ne disiplina anche l’utilizzo numerico) per la ricerca, merito del suo olfatto unico e della sua maggiore gestibilità (addestramento, custodia e trasporto). Infatti, come un tempo era consuetudine far uso dei maiali, sono anche altri gli animali, potenzialmente, a disporre di un odorato eccellente, ad esempio l’strice, la farfalla, l’orso il tasso o i già citati suini.
Inutile sottolineare come alcuni di questi non potrebbero mai essere usati.

Come nasce l’utilizzo del cane

Una volta erano molti, anche per evidenti ragioni economiche, i meticci utilizzati, spesso, nati da incroci difficili anche da identificare, ma animati da una gran voglia di imparare e un’assoluta fedeltà al padrone.
L’affermarsi della disciplina venatoria, con il passare degli anni, però, ha incentivato sempre più la scelta di esemplari di razza pura, inizialmente dotati di fiuto e di cerca ereditate dalla caccia.Laddove questi si accoppiavano con cani di altre razze, spesso, sorgeva il problema di liberarsi della cucciolata.
In questi casi, non di rado, veniva in aiuto un amico tartufaio, il quale ben presto si accorgeva dell’utilità di utilizzare ibridi, dotati delle peculiarità di entrambi i genitori. E così che anche nella ricerca del tartufo, con il passare degli anni, si sono individuati razze o commistioni più portate alla cerca rispetto ad altre, fermo restando che qualsiasi esemplare, se ben addestrato e soprattutto incline all’apprendere, può rappresentare un fedele alleato.
Quella della volontà della bestia, infatti, rappresenta un aspetto di primaria importanza. Non sono rari i casi, infatti, in cui dall’unione di due provetti cani da tartufi, la figliolanza, al contrario, appaia svogliata e non particolarmente capace o comunque non all’altezza del talento dei genitori.

La scelta del cane oggi

Attualmente sono numerosi gli allevamenti sorti al fine di creare esemplari particolarmente adatti alla cerca dei tartufi, spesso, come indicavamo, ottenendoli da accoppiamenti fra razze diverse, al fine di attribuire ai cuccioli le caratteristiche peculiari delle due diverse specie.
Non sono pochi, inoltre, gli allevatori che si occupano anche dell’addestramento dei cuccioli sin dai primi tempi, offrendo al compratore la possiilità di acquistare un cucciolone, a 7-8 mesi, già svezzato e attrezzato dei primi arnesi del lavoro. Ovviamente, in questi casi, l’animale si intende semplicemente “sgrossato” e spetta al compratore, attraverso un lungo e paziente lavoro di insegnamento, affinare la formazione dell’animale.
La scelta, ovviamente, dipenderà da tutta una serie di elementi da tenere in debita considerazione: tra questi, ad esempio, il tartufo da ricercare, luogo e clima della zona di ricerca, dal carattere di chi lo utilizzerà e dalle proprie abitudini e, aspetti non meno importanti, dallo spazio a disposizione per la vita dell’animale che dalla tipologia del mezzo a disposizione per il trasporto.
Fermo restando che difficilmente un provetto tartufaio si avvarrà della collaborazione di un solo animale, disponendo di più esemplari, da ruotare quando uno di essi si sia stancato dopo ore di ricerca. Inoltre, spesso, alcuni professionisti del tartufo addestrano alcuni alla ricerca di una particolare tipologia di tartufo, altri per la ricerca di altr

Tipologie di acquisto

Fondamentalmente quando si investe su un cane da tartufi, sono tre le possibilità che ci parano dinnanzi, ognuna con i propri pro e contro. Possiamo acquistare:

  • un cucciolo
  • un cucciolone già parzialmente addestrato
  • o un cane adulto

Vediamo sommariamente cosa cambia per ciascuna delle diverse scelte

Cucciolo:

In questo primo caso, evidentemente, il rapporto tra padrone e cane potrà ancora essere più stringente e spetterà integralmente al tartufaio occuparsi della preparazione del proprio esemplare.
Inutile sottolineare come diviene ancora più fondamentale la scelta dell’esemplare in seno alla cucciolata e, ancor più, la perfetta conoscenza della genia del cane.
Quando si tratta di razze pure, evidentemente non si tratta di un grande problema, visto che l’acquisto si accompagna ad una corposa documentazione a corredo dello stesso, ma abbiamo visto come si tenda, in molte occasioni, a dirottare la propria attenzione su incroci e, in questo caso, soprattutto quando compratore e venditore non si conoscono, il reperimento delle informazioni necessarie può risultare più difficile.
Una volta scelto il sesso del cucciolo ( elemento legato per lo più alle abitudini del padrone o alla sua volontà futura di produrre degli accoppiamenti, avendo già altri cani) sarà fondamentale l’osservazione della cucciolata, sapendo che il carattere dei suoi membri appare ben delineato sin dal primo mese. Più visite alla nidiata permetterà di valutare timidezza, audacia, intrapredenza dei cagnolini, anche se la lente ‘0ingrandimento andrà posta soprattutto, come non ci stancheremo mai di ripetere, sul fiuto.
Una piccola pezza contenente scaglie di tartufo o bagnata di un paio di gocce di olio tartufato sarà sufficiente per esaminare la predisposizione dei piccoli cercatori. Prima occorrerà farla annusare, per poi nasconderla sottovento a breve distanza, per vedere chi si dimostra più ricettivo al richiamo del suo odore.
Durante questo primo banale esame, non meno importante sarà seguire lo sguardo del cane, se glioocchi dell’animale appaiono vigili su quelli del tartufaio, se la bestia appare attenta alle sue indicazioni, con tutta probabilità saremo davanti ad un animale facile da addestrare.

Cucciolone già svezzato:

Si tratta di una modalità più costosa, presentando evidentemente maggiori vantaggi.
Da un lato, infatti, l’animale sarà immediatamente pronto, anche se ancora addestrabile, alla cerca: dall’altro il compratore avrà la possibilità di esaminare l’esemplare ad un momento di crescita diverso, con una conformazione fisica quasi giunta a completamento, avendo una possibilità di scelta più agevolata, potendone valutare altre qualità in modo più immediato, sia sotto l’aspetto olfattivo che sotto quello caratteriale.
Tuttavia è sempre buona norma procedere all’acquisto, dopo aver fatto una simulazione, anche se con l’allevatore, potendo esaminare il comportamento dell’animale, in modo da apprezzarne qualità e scoprirne eventuali difetti, sui quali poi andare ad intervenire.
Una volta scelto il cane, poi è raccomandabile fargli trascorrere un periodo di inattività, nel quale focalizzare l’attenzione unicamente nella conquista della fiducia e rispetto dell’animale, ponendo le basi di quel futuro rapporto, padrone-cane, che sarà fondamentale ai fini del successo nella ricerca.

Esemplare adulto:

Occorre, da subito, premettere come, di norma, chi si ritrova tra le mani un provetto ricercatore, difficilmente se ne libera. Esistono, però, situazioni di necessità, nelle quali un tartufaio troppo anziano sia costretto ad appendere lo zappetto al chiodo o ancora che avendo a disposizione più di un esemplare, giunto all’età di 5 o 6 anni, decida di monetizzare. Si tratta di un’eventualità (rara) da non escludere .
Acquistare un cane adulto, in ogni caso, rappresenta davvero una sorta di investimento, visto le quotazioni che il mercato prevede in questi casi.
Laddove, però, un tartufaio perda il suo cane, non volendo compromettere l’intera stagione ( il rivolgersi ad un cucciolo o ad un cucciolone implicherebbe il dovergli di dedicargli tempo ed energie, a scapito del reddito della stagione) o per chi vuole andare sul sicuro, può trattarsi di una soluzione opportuna, anche se per il neofita la scelta migliore sarebbe sempre quella di affidarsi ad un cucciolo e crescere con lui, in esperienza e affiatamento.
A maggior ragione, questa scelta, impone la necessità di scegliere con accuratezza l’animale, dopo aver fatto una serie di uscite con il suo padrone, nelle quali ottenere maggiori informazioni sulla bestia, valutarne l’operato e apprendere i comandi che è abituato ad utilizzare. Occorre, infatti, sempre tener presente che nel corso degli anni trascorsi con il proprio padrone, l’animale ha acquisito alcune abitudini e condotte, che il nuovo proprietario non dovrà stravolgere, ma semplicemente affinare, proseguendo.
Per funzionare il nuovo rapporto presuppone gradualità e impegno assoluto da parte del nuovo padrone, soprattutto se non vorrà vanificare un investimento, talvolta, di migliaia di euro.

 

 

Come si taglia il tartufo e quale accessorio usare

Un tartufo di qualità deve ricevere le giuste attenzioni in ogni momento, dalla sua raccolta sino all’affettatura nel piatto.
Relativamente a quest’ultimo aspetto, vediamo assieme come  procedere.

Come affettare il tartufo

Grattugia o affetta tartufi?

Per i neofiti del tartufo, la domanda si pone spesso. Solitamente si predilige una qualsiasi grattugia, poiché si pensa che l’importante sia grattugiare il tartufo nel piatto che si servirà durante il pasto.
In realtà, per assaporare completamente l’aroma, il gusto e la fragranza del tartufo, un affetta tartufi è indispensabile e questo, lo sanno bene gli intenditori.

Affetta tartufi: come sceglierlo?

Oggi sul mercato, la vasta scelta di affetta tartufi potrebbe portare a una leggera confusione sul modello da scegliere. E’ importante preferire, fin da subito, un modello realizzato completamente in acciaio inox.
L’acciaio inox offre resistenza, durata nel tempo e una pulizia accurata. Il materiale resiste alla ruggine e può essere posto in tranquillità anche nelle lavastoviglie e non altera le qualità organolettiche del tartufo.
Vi sono numerosi affetta tartufi che presentano solo la lama in acciaio inox e sono da evitare, poiché è importante che anche la rondella per livellare il taglio sia fatta anche essa stessa in acciaio inox e lo stesso vale per il manico, poiché manici in legno o plastica tendono a rovinarsi e i primi, quelli in legno, potrebbero assorbire odori e sapori di altri cibi, alterando la naturalezza del tartufo.
Ultimo punto è rappresentano dalle lame. In commercio esistono affetta tartufi con lama liscia e lama seghettata; la prima tipologia offre tagli più sottili, la seconda tipologia invece risulta più adeguata per tartufi dalla consistenza più dura. La loro funzione, però, è pressoché identica.

Utilizzare l’affetta tartufi solamente per il suo scopo

L’affetta tartufi ha un suo scopo: affettare il tartufo. Non è che non sia possibile affettare altri alimenti, come aglio, cipolla o cioccolato, anzi, ciò risulterà molto facile e agevole, ma potrebbe comportare delle alterazioni organolettiche al successivo affettamento del tartufo, soprattutto se la pulizia non è stata effettuata con regolare attenzione.
E’ consigliabile quindi utilizzare l’affetta tartufi solamente per il suo scopo, anche perché in commercio esistono numerosi altri oggetti per affettare le altre tipologie di alimenti.

Costo dell’affetta tartufi

Il costo è davvero contenuto. E’ facile trovare su internet affetta tartufi a una decina di euro, ma esistono anche modelli che possono sfiorare facilmente i 50 euro.
Tali differenze sono dovute dalla resistenza dell’oggetto, dal tipo di materiale utilizzato e anche dalle rifiniture presenti sul manico, che sono null’altro che un decoro estetico.
Il consiglio è di sceglierne uno in base all’uso reale: in caso di amanti del tartufo meglio sceglierne una di alta qualità, per cene occasionali invece, anche uno pi economico riuscirà a completare il suo compito.

Un ultimo piccolo consiglio

Prima di utilizzare l’affetta tartufi è comunque importante pulire bene il tartufo con un pennello o spazzola dalle setole medio/dure e un filo di acqua corrente. In caso di tartufi molto grandi converrà tagliare solo la parte da utilizzare.
Inoltre è opportuno affettare il tartufo solo quando il piatto sarà in tavola, quindi poco prima di essere mangiato, così da non perdere nulla delle sue pregiate qualità.

Ricetta dei tagliolini al tartufo bianco

Tra le tante ricette al tartufo bianco, una delle più note ( e apprezzate) é quella dei tagliolini al tartufo bianco, Ecco come prepararli.

I migliori ristoranti di Milano dove mangiare il tartufo bianco

A Milano si trovano eccellenti ristoranti dove assaggiare ottimi piatti a base di tartufo.
L’Autunno è la stagione migliore per gustare questo raffinato ingredienti e il capoluogo lombardo si attrezza per servire questi funghi nel modo migliore. Il tartufo si può mangiare sia crudo, a scaglie, che come ingrediente di piatti molto
Ecco alcuni ristoranti dove sarà possibile gustare una selezione raffinata di tartufi.

 

Ristoranti dedicati al tartufo

Il ristorante Tartufi & Friends, in corso Venezia 18, dichiara già dal proprio nome il suo amore verso questo fungo ipogeo. Qui è possibile gustare diversi piatti a base di tartufo, dai classici tagliolini fino ai dessert, come il gelato al miele e tartufo.
Il locale si trova in una delle vie centrali più esclusive di Milano, ed è una meta veramente irrinunciabile per chi ama i tartufi e le eccellenze enogastronomiche italiane.

Il Tartufotto si trova in via Cusani 8, vicino al Castello Sforzesco e quindi in posizione centralissima. Il ristorante è di proprietà di Cristiano Savini, della Savini Tartufi, uno dei più rinomati produttori toscani di tartufi. Qui è possibile assaggiare piatti raffinati a base di tartufo, ma all’interno del ristorante è presente anche un negozio dove è possibile acquistare il pregiato fungo.

Menu invernali a base di tartufo

In Autunno, quando si avvicina la stagione del pregiatissimo tartufo bianco, molti ristoranti di Milano propongono menù a tema o modificano le proprie proposte per includere ricette a base di tartufo. Il ristorante Piazza Repubblica, in via Aldo Manuzio 11, ad esempio, organizza dei veri percorsi di degustazione con protagonista il prezioso tartufo bianco. In città vi sono molti luoghi in cui è possibile acquistare tartufi.
La Fungheria, in viale Abruzzi 93, è uno dei punti di riferimento cittadini per l’acquisto di funghi pregiati. In autunno propone dell’ottimo tartufo bianco d’Alba fresco.

Piccola guida sul tartufo bianco

Ricercato e bramato sin dai tempi antichi, dopo più di 2 millenni il tartufo bianco rappresenta ancora uno dei prodotti gastronomici più costosi e apprezzati del Pianeta. Ecco una mini-guida per conoscerne origini, caratteristiche e critieri di valutazione.

come conservare il tartufo bianco

Come conservare il tartufo bianco D’Alba?

Se non è semplice acquistare un tartufo bianco di Alba grande qualità, apparentementeancor più complesso, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta al tubero più famoso del pianeta, è conservarlo.
Ecco alcuni pratici consigli per conservare al meglio il cosidetto tartufo biaco d’Alba.
Tartufo bianco d’Alba, originario dell’omonima cittadina piemontese che detiene il primato per la più antica e rinomata Fiera del Tartufo bianco che si svolge nei mesi di ottobre e Novembre.

Come si conserva il tartufo bianco

Conservazione del tartufo bianco d’Alba per brevi periodi

Prima di tutto occorre ricordare come la vita di questa eccellenza alimentare non supera mai le due settimane, ragion per cui, supponendo di acquistare un prodotto 2-3 giorni dalla sua raccolta, la sua vita residua sarà approssimativamente vicino ai 10 giorni.
Assodato che mangiare il tartufo fresco è il metodo migliore per gustarlo al meglio, tuttavia, se volete conservarlo per poco tempo in vista di una cena tra amici o di un’occasione speciale conviene avvolgerlo in un sacchetto di carta da pane o in un panno leggermente umido ( non bagnato!) e tenerlo all’Interno di un barattolo di vetro al chiuso, preferibilmente ad una temperatura tra i tre e i sei gradi centigradi.
Altrettanto valido l’utilizzo di carta assorbente tipo Scottex, avendo l’accortezza di cambiarla ogni giorno.

Conservazione del tartufo bianco d’alba per periodi relativamente lunghi

La soluzione migliore in questi casi è trasferire i tartufi bianchi d’Alba in cantina dove possono essere mantenuti durante il processo di maturazione anche per dieci o quindici giorni. In questo caso si procede avvolgendo una piccola quantità di tartufi ancora in maturazione in un panno di tela umido e riponendoli all’interno di un contenitore asciutto non ermetico.
Vi consigliamo di inserire nello stesso contenitore delle uova, un barattolo di riso aperto o dei formaggi molli in modo che assorbano il delizioso profumo del tartufo durante la loro reciproca convivenza, per poi consumarli insaporiti da un’aroma unico.

Dove mangiare il tartufo bianco in Piemonte

Il tartufo bianco, nonostante sia errore comune associarlo unicamente ad Alba, è presente un po’ in tutto il sud del Piemonte e non parliamo solo di Langhe, ma anche e soprattutto di Monferrato, astigiano in primis, per arrivare sino al tortonese.
Ma dove potersi recare per mangiarlo senza spendere cifre da capogiro?
Vediamo 10 trattorie tra Langhe e Monferrato dove poter mangiare il tartufo bianco a prezzi accessibili e con una qualità invidiabile.

Dieci idee per mangiare il tartufo bianco in Piemonte

La Piola, Alba
Ad Alba, patria del tartufo bianco, troviamo la trattoria La Piola. Elengante, essenziale, posizionata direttamente sulla Piazza del Duomo.
Un locale di livello internazionale, giunto grazie al 3  stelle Michelin Enrico Crippa, stabilmente nei 50 migliori ristoranti al Mondo e, nel 2017, addirittura quindicesimo.
Qui potrete gustare degli ottimi Tajarin, fatti in casa, al tartufo bianco, oltre che, indicati dalla enorme lavagna che capeggia sulla parete centrale, gran parte dei piatti tradizionali della sconfinata cucina piemontese.

Osteria Tre Case, Serralunga d’Alba
All’osteria Tre Case troverete, immersi tra vigneti e dolci colline, un ambiente raffinato in una location familiare. Il surplus è dato dall’Uovo al Tartufo oltre che dai Tajarin e la Tartare, ovviamente spolverati dal tartufo
Eleganza, raffinatezza, e gentilezza del personale ne fanno uno dei locali assolutamente da non perdere se volete gustare dell’ottimo tartufo bianco.

L’Osteria della Torre, Cherasco
In una location elegante potrete assaggiare degli ottimi Plin al tartufo bianco e una battuta di carne cruda spolverata di tartufo che farà risvegliare i vostri sensi.
Ovviamente un’ampia proposta  quella dell’Osteria della Torre che prevede tutti i piatti della tradizione locale, anche se rivisitati dalla fantasia di Marco Falco e il menù non disdegna neppure il pesce.

La Repubblica di Perno, Monforte D’Alba
Sempre nella zona potrete trovare La Repubblica di Perno. Anche in questo caso si consigliano i Plin fatti in casa spolverati di tartufo bianco, ma se volete osare, assaggiate la Finanziera, assolutamente da provare.

Trattoria Pautassi, Govone
A qualche chilometro da Alba, troviamo Govone, dove ha sede la Trattoria Pautassi, locale che con uno stile minimale ma sorpendentemente moderno serve i piatti tipici della cucina piemontese, con anche un ampia scelta di piatti vegani.

Osteria Veglio, La Morra
Anche La Morra è nelle immediate vicinanze di Alba. Se siete in zona e volete fare una tappa, d’iobbligo fermarsi all’Osteria Veglio.
Da non perdere per nulla al mondo il Raviolone Borghese al tartufo bianco.
Cucina raffinata ed accurata, che propone con egual successo anche piatti da pesce, il tutto da gustare sull’ampia terrazza da cui ammirare le colline e gustarsi un relax unico.

Osteria dell’Unione, Treiso
Locale rustico ed accogliente (qui il sito per conoscerlo meglio) che fa del proprio menù essenziale il proprio punto di forza. Non sottovalutatene, però, l’importanza: è proprio qui, infatti, che nel lontano 1982 prenderà il via il sogno enogastronomico destinato a rivoluzionare il mondo. Carlo Petrini assieme ad un manipolo di viesionari esteti darà origine  al “Movimento internazionale per la difesa e il diritto al piacere Slow food”, da cui il manifesto siglato, 21 dicembre 1989 nella sala delle maschere dell’ Opera di Parigi, da esperti dell’intero Pianeta.
Nonostante un progetto che ha rivoluzionato l’intero panorama mondiale dei fornelli, l’osteria ha continuato a proporre antichi sapori: ottimi i Tajarin fatti in casa con le scaglie di tartufo bianco, ma non meno appettitosa la Ratatuja e assolutamente da non perdere il coniglio ai peperoni cotto nel Barbaresco.

Osteria Bandini, Portacomaro
Nel paese che vanta tra i propri discendenti Papa Bergoglio, troviamo l’Osteria Bandini.
Seppure meno nota di altri locali, parliamo di un luogo di eccellenza, dove assaporare le delizie monferrine di un tempo, seppure riproposte con sapiente maestria.
Tra gli antipasti, va assolutamente provata la Fonduta con tartufo bianco, ma non dimenticate il cotechino di Cornapò, subric di patate e fonduta di robiola. Ma come non menzionare i Tajarin all’uovo con il tartufo? Conclusione d’obbligo poi quella che vede uan coscia di faraone, insaporita dal moscato d’Asti e una imperdibile crema di pere.

Osteria ai Binari, Asti
Situata in una vecchia casa cantoniera l’osteria Ai Binari offre il meglio della cucina tipica piemontese. Eccellenti salumi, insalata di gallina, risotto ai porri e i dolci, ma il meglio, anche in questo caso, è rappresentato dai Tajarin al tartufo bianco.

Ancora qui? Presto organizzate il vostro prossimo viaggio in Piemonte e recatevi in una di queste trattorie se volete gustare Tartufo Bianco di assoluto livello!

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Le proprietà e i benefici del tartufo bianco

Il tartufo è un ingrediente estremamente pregiato, utilizzato in diverse preparazioni. Presenta  un sapore molto intenso, per cui in genere si utilizza in polvere o in sottilissime scaglie per regalare un tocco finale ai piatti più raffinati.
Le varietà più ricercate di tartufo possono raggiungere prezzi anche molto elevati, per cui sono generalmente considerate un alimento di lusso, ma è possibile trovarne, se la stagione è stata buona, a prezzi tutto sommato abbordabili.
Non tutti sanno, però, che al di là del sapore e della profumazione, il tubero più famoso al mondo gode anche di grandi proprietà salutari.

Le proprietà e i benefici del tartufo bianco

Proprietà del tartufo

Oltre ad essere raffinato, gustoso e pregiato il tartufo ha anche moltissime proprietà benefiche per l’organismo.
Il tartufo, ad esempio, contiene pochissimi grassi e carboidrati, rendendolo un ingrediente ideale per chi è a dieta o soffre di disturbi come il diabete.
Una volta essiccato, come spesso si usa in cucina, il tartufo ha un apporto calorico ancora minore. Questo alimento è anche del tutto privo di colesterolo, per cui è perfetto per chi soffre di ipertensione o colesterolo alto.
L’elevato contenuto di proteine lo rende un alimento ideale per i vegetariani e i vegani, che devono approfittare delle proteine vegetali non potendo assumere quelle di origine animale.

Sali minerali del tartufo

Il tartufo è ricco di sali minerali come potassio, magnesio e calcio ed ha una forte azione antiossidante.
Il magnesio è ottimo per il cuore e i muscoli, mentre il calcio è importantissimo per l’assorbimento della vitamina B12 e per la salute di denti e ossa. L’assunzione di calcio è importantissima non solo nella fase di crescita, ma in tutto l’arco della vita umana, perchè fortifica e rinforza le ossa.
Il tartufo inibisce inoltre l’aggregazione della melanina, quindi è ottimo anche per schiarire le macchie naturali del corpo, come le lentiggini o le voglie.