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Come per ogni oggetto prezioso che si rispetti, anche per il tartufo bianco esiste una grammatica nella conservazione e nel consumo, nata e consolidatasi, non solo per celebrarne l’importanza, ma anche e soprattutto per preservarne aroma e sapore.
Ovviamente esiste uno specifico protocollo anche a tavola. Scopriamolo insieme

Il Galateo del tartufo a tavola

Sebbene per molti l’aspetto più complesso, per chi vuole gustare un buon tartufo sia proprio quello della sua scelta, non meno fondamentale è l’utilizzo ( e la conservazione) di quanto abbiamo acquistato.
Potremmo paradossalmente venire in possesso anche dell’esemplare più straordinario del Pianeta, ma se poi lo stesso non viene preservato dagli agenti esterni con la necessaria attenzione e proposto nel piatto con le dovute maniere, il nostro acquisto sarà valso a ben poco.
D’altronde, come abbiamo premesso, parliamo ben del “diamante della terra“, e così come per ogni pietra preziosa, è necessario custodirla con cura. Se così la giusta conservazione è alla base del mantenimento di un’aroma che è unico, anche in cucina sono molti gli errori che si compiono nel trattarlo: vedere soffriggere il tartufo bianco o farlo in umido, non è così raro in chi non lo conosce.
Vediamo allora assieme quali sono le regole per proporlo come Dio comanda e anche come va servito a tavola secondo i corretti canoni.

Differenze tra tartufo bianco e nero in cucina

Sebbene questo sito si occupi principalmente del prodotto bianco, quello più pregiato, faremo un breve excursus anche nel tartufo nero.
Solo questa tipologia, infatti, può essere cotta, mentre il tartufo bianco andrà SEMPRE e rigorosamente servito crudo e lamellato sul piatto.
Questo non significa che lo stesso vada presentato con la materia prima grattugiata sopra, poiché si tratterebbe, non solo di un’operazione che sminuisce l’importanza di questo illustre alimento, ma di una forma di errore considerato alla stregua di una forma di maleducazione. L’etichetta, per chi lo osserva ancora almeno, recita che dosare autonomamente il tartufo sopra il piatto altrui, rappresenta un atto di scarso gusto, sia se effettuato a domicilio quanto e ancor più se all’interno di un

Come va servito il tartufo

Stabilire da soli con quanto tartufo “innaffiare” la pietanza dei propri commensali rappresenta, quindi, un errore da evitare. Il galateo prevede che il tartufo bianco andrebbe sempre, aiutandosi con la propria mandolina, grattugiato davanti ai propri ospiti, in modo che sia il legittimo proprietario del piatto a stabilirne la giusta quantità.
Il tutto, se possibile, evitando di imitare Mastroianni nella pellicola “L’uomo dei 5 palloni“, quando il personaggio che interpretava, ad ogni fetta di tartufo che finisce nel pianto ( nella mente, però, tenete il conto, perché altrimenti a fine pasto potreste trovarvi spiacevoli sorprese) , fa il conto della spesa.
D’altronde non servono quantità enormi di prodotto, per un’eccellenza che, abbracciando il calore del risotto o delle tagliatelle, saprà, anche in modiche quantità, sciogliendosi gradatamente, conquistarvi con un’aroma che difficilmente potrete scordare,

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